Speed Racer, recensione

di Pietro Ferraro Commenta

Speed Racer (Emile Hirsch) è un tipico bravo ragazzo con una bella famiglia e un talento innato per le quattroruote, supportato da un padre (John Goodman) genio della meccanica e un bolide, la potentissima Mach 5, con cui affrontare una serie di spericolate gare accumulando vittorie e trofei.

A spingere verso il traguardo il giovane Speed, corsa dopo corsa, trofeo dopo trofeo è il ricordo del fratello Rex (Scott Porter), vero asso del volante morto proprio durante una gara. Ben presto al talentuoso pilota verrà proposto il grande salto, e a proporlo sarà l’ambiguo milardario mr. Royalton (Roger Allam) che gli offrirà  fama, successo e soprattutto soldi, in cambio di qualche sacrificio di tanto in tanto, come qualche corsa combinata e trofei assegnati a tavolino.

Speed nonostante sia tentato, rifiuta la proposta inimacandosi il vendicativo magnate dell’automobile, sarà così costretto ad affrontare tutta una serie di sabotaggi ed ostacoli che lo porteranno a decidere di cimentarsi in una pericolosa gara all’ultimo bolide, in pista tra i tanti nemici al soldo di Royalton pronti ad eliminarlo, e numerose trappole da evitare, Speed troverà un inaspettato alleato nel misterioso pilota mascherato Racer X (Matthew Fox).

I fratelli Wachoswki per il loro ritorno dietro la macchina da presa, dopo i fasti della trilogia di Matrix e la produzione del cinefumetto V per Vendetta, scelgono di adattare in un remake live-action Mach Go! Go! Go!, famoso manga/anime anni ’60 di Tetsuo Yoshida sbarcato in Italia negli anni’80 con il titolo di Superauto Mach 5, che vedeva futuristiche autovetture fornite di improbabili e letali gadget gareggiare in spericolati tornei.

Certo che l’impresa si è rivelata alquanto ardua, e purtroppo non riuscita in toto, perchè al contrario del contemporaneo supercollega Astro Boy uscito di recente in una adeguata, anche se in formato rigorosamente under 10, versione cartoon, i fratelli Wachowski si lanciano in un funambolico fumetto pop ipercolorato, stilizzando all’estremo suggestioni cromatiche anni ’60, raggiungendo le vette dell’improbabile, dove neanche il loro Matrix aveva osato avventurarsi, e dando all’operazione un’aria decisamente troppo infantile, che in più di un’occasione mina l’intrigante comparto visivo.

Speed Racer sfoggia sicuramente un volenteroso cast e una serie di effetti visivi davvero notevoli,  ma punta a cartoonizzare ulteriormente personaggi già bidimensionali e ad estremizzare visivamente il contesto, ricordiamo che i Wachowski nascono come autori di fumetti, forse l’operazione avrebbe richiesto   un approccio più consono del live-action fracassone messo in scena, magari puntando, come nel caso del già citato Astro Boy all’animazione di ultima generazione, non sradicando personaggi e trama dal loro naturale contesto.

Insomma per prepararvi alla visione il consiglio è di dimenticare Matrix e che ci siano i Wachowski dietro all’operazione, rispolverare qualche nostalgica reminiscenza del cartoon originale, e magari approfittare dell’occasione per guardare il film con figli o nipotini, e sicuramente potrete trovare lo spettacolo perlomeno godibile.

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