Rocky 4, recensione

di Redazione 3

Dopo che l’amico ed ex-avversario Apollo Creed (Carl Weathers) lo aveva aiutato a risalire la china e a sconfiggere Clubber Lang (Mr. T), ora tocca a Rocky (Sylvester Stallone) fare da secondo all’amico Apollo, che ha deciso di tornare sul ring per affrontare una montagna di muscoli formato sovietico che risponde al nome di Ivan Drago (Dolph Lundgren).

Apollo nonostante le preoccupazioni di Rocky accetta un’esibizione con Drago che si trasforma in un massacro per il pugile da troppo tempo lontano dal ring, che  subisce così una vera e propria umiliazione dal colosso russo che finirà per ucciderlo, riuscendo così a portare Rocky ad accettare una sfida che a prima vista sembra una missione impossibile.

La condizione affinchè Drago accetti di scontrarsi con Rocky è che l’incontro si svolga nella madre Russia e per far questo Rocky dovrà rischiare il suo titolo di campione dei pesi massimi trasferendosi in Europa, dove inizierà un durissimo e spartano allenamento, mentre l’avversario tra macchinari di ultima generazione e ritrovati farmaceutici si prepara ad un’altro massacro.

L’incontro sarà uno scontro tra nazioni che si sposterà ben presto sul terreno politico, sul ring Drago proverà con mano l’incrollabile determinazione dello Stallone italiano, mentre Rocky per la prima volta sentirà la pressione di un pubblico ostile.

Quarto capitolo per la saga di Rocky e terza regia per Sylvester Stallone che si lancia in uno scontro America/Russia nella migliore tradizione degli action anni’80, con i russi, brutti sporchi e cattivi e il protagonista, un vero e proprio Capitan America intento a vendicare un amico ucciso a sangue freddo e ad importare il sogno americano oltreconfine.

Furbissimo quasi oltre il consentito questo nuovo sequel, Stallone ci ripropone una sorta di remake del terzo capitolo con l’aggiunta dei cattivissimi russi, già affrontati dall’attore nel secondo capitolo della saga action-bellica Rambo, pellicola di George Pan Cosmatos che peraltro uscirà lo stesso anno di Rocky 4 con un altro record d’incassi.

Siamo in pieni anni ’80, la guerra fredda è ancora una tematica forte capace di funzionare bene su grande schermo, il Muro di Berlino è ancora saldo e i russi capace di tramutarsi in una perfetta nemesi del sogno americano e Stallone dal canto suo non si lascia scappare l’occasione trasformando il suo Rocky in un Rambo formato sportivo e i russi, anzi l’Unione sovietica in un avversario da stendere al tappeto.

Se nel terzo film l’atmosfera anni ’80 funzionava bene e caduta e riscatto trasformavano Rocky di nuovo in un eroe americano, stavolta la messinscena ricalca troppo il precedente capitolo ammiccando anche al cugino Rambo il che dimostra decisamente poca fantasia e il botteghino che diventa il vero protagonista.

Stallone replica gli elementi che hanno reso vincente il terzo capitolo, c’è la morte di un amico, ieri Mickey oggi Apollo, l’avversario statuario, ingrugnito e imponente che ci ripropone la ben rodata formula Davide contro Golia o se preferite la più casereccia Nella botte piccola c’è il vino buono, la clip musicale all’interno della narrazione stavolta con flashback, elemento che a suo tempo trasformò la hit Eye of the tiger in un successo planetario e naturalmente il ritorno ad un allenamento spartano contro tecnologia e gran dispiego di mezzi dell’avversario, capovolgendo di fatto la situazione che in Rocky 3 vedeva Clubber Lang lanciarsi in massacranti allenamenti contro l’ormai plastificato Rocky mediatico.

Premesso doverosamente ciò, bisogna comunque ammettere che il film funziona, il Rocky che abbandona l’amata madrepatria che lo ha reso un eroe per portare il sogno americano nella fredda e spietata Unione Sovietica ha portato frotte di spettatori al cinema, chi ha visto questo capitolo in sala sa esattamente cosa sia l’effetto Rocky e quanto funzioni sullo spettatore, aggiungiamoci poi una confezione sempre attenta ad accontentare il fan, colonna sonora concepita ad hoc, coinvolgente coreografia finale ed ecco servito il perfetto blockbuster.

Note di produzione: nel cast fanno la loro prima apparizione la modella Brigitte Nielsen futura moglie di Stallone e Dolph Lundgren che grazie all’effetto Ti spiezzo in due si ritaglierà un ruolo tra gli attori action anni ’80-’90, il film a fronte di poco più di 30 milioni di budget incassò all’epoca la stratosferica cifra di 400 milioni di dollari, diventando così il capitolo della serie più lucroso di sempre.

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