John Rambo, recensione

di Pietro Ferraro 6

La Thailandia è l’ultimo rifugio del reduce di guerra ed ex-detenuto John J. Rambo (Sylvester Stallone), dopo le travagliate peripezie che l’hanno visto devastare una cittadina montana negli States, recuperare prigionieri di guerra americani dispersi in Vietnam, e lottare al fianco dei mujaheedin afgani contro l’esercito russo per recuperare l’amico John Trautman, il tempo sembra aver lenito in parte le sofferenze e la rabbia dell’uomo, che ora vive lavorando su di un battello lungo il fiume Salween.

Rambo vive proprio nei pressi del confine birmano dove è in corso un feroce conflitto tra lo spietato regime militare birmano e il gruppo etnico dei Karen, uno scontro sanguinoso e violento e a farne le spese ormai da anni l’inerme popolazione della zona con interi villaggi devastati, e donne e bambini trucidati senza alcuna pietà.

Rambo cerca di rimanere al margine del conflitto e lontano dalle zone più calde, ma quando la missionaria Sarah Miller (Julie Benz) gli chiederà di scortare lei e il suo gruppo oltre il confine birmano, per portare aiuti umanitari alla popolazione ormai allo stremo, in un primo momento Rambo declinerà l’offerta, sconsigliando di proseguire al gruppo palesemente impreparato ad affrontare l’impresa, ma l’insistenza della donna e la sua causa lo faranno ben presto capitolare.

Naturalmente accade il prevedibile, il gruppo si ritroverà nel bel mezzo di un’incursione dell’esercito birmano in cui un villaggio verrà raso al suolo e gli abitanti trucidati, e Sarah con altri tre missionari sopravvissuti al massacro verrà fatta prigioniera. Alcuni giorni dopo Rambo messo al corrente dell’accaduto guiderà nella zona un gruppo di  mercernari in missione per recuperare i superstiti americani, e una volta giunto a destinazione non resterà certo con le mani in mano.

Che dire il faccione imbolsito di Stallone sembra aver guadagnato in espressività durante questi lunghi anni in cui ci ha regalato personaggi memorabili che hanno rappresentato l’eroe action per antonomasia negli anni’80 e ’90, per poi appannarsi inesorabilamente con l’arrivo del nuovo millennio, con l’avanzare dell’età e degli acciacchi, barcamenandosi tra qualche colossale flop vedi Avenging Angelo, ospitate di lusso e una dignitosa incursione nella recitazione tout-court come ai tempi di Copland, con il pugile pensionato del recente Rocky Balboa.

John Rambo riesce a convincere proprio grazie al dolente nonno Stallone, che dietro quell’aria un pò assopita nasconde ancora il vigore di una letale macchina da guerra, e chi se ne importa se il fisico se ne è andato in vacanza tanto da non permettergli di sfoggiare la muscolatura che l’ha reso un’icona del fitness, quando si tratta di mettere mano alle armi, di strappare carotidi e di lanciarsi in incursioni notturne in giungle inospitali, il vecchio soldato torna a mordere come un tempo, e se in qualche caso esagera con eccessi truculenti che ammiccano al modaiolo splatter di ultima generazione, o lanciandosi in corse a perdifiato nella giungla al limite dell’ipossia lo perdoniamo volentieri, e da adolescenti degli anni ’80 non possiamo che salutare con un pizzico di nostalgia un vecchio amico che non vedevamo da anni,  bentornato Rambo.

Commenti (6)

  1. Concordo pienamente!
    Mi è piaciuto sia John Rambo che Rocky Balboa (che ho preferito di gran lunga all’insensato Rocky 5).
    Bravo Stallone che invece di andare in pensione ci regala film guardabili 🙂
    Un saluto!
    Ip

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