Recensione: Rambo II-la vendetta

di Pietro Ferraro 10

John Rambo (Sylvester Stallone) dopo aver messo a ferro e fuoco un intera cittadina americana cercando di difendersi da uno sceriffo troppo zelante, viene arrestato e condannato ai lavori forzati, il suo unico amico e sostegno emotivo, il paterno colonnello Trautman (Richard Crenna) lo recluta, su richiesta del governo americano, per tornare in territorio vietnamita e riportare prove di prigionieri di guerra ancora dispersi.

Dopo le comprensibili resistenze, Rambo accetta la missione, e si ritrova nuovamente in quell’inferno che ne ha devastato inesorabilmente mente e personalità. ma stavolta è completamente solo e dovrà fotografare eventuali campi di prigionia per poi permettere  al governo americano di intavolare, prove alla mano, una soluzione diplomatica con il governo vietnamita al fine di riscattare gli eventuali americani ancora prigionieri.

Con l’aiuto di una guida vietanmita, la bellissima Co Bao (Julia Nickson-Soul), raggiunge l’obiettivo, e scopre alcuni prigionieri americani ridotti alla fame e rinchiusi come animali, Rambo non rispetta gli ordini ricevuti e tenta di liberarne alcuni per portare una prova fisica della condizione dei detenuti di guerra nei lager vietnamiti, il recupero di uno dei prigionieri sembra riuscire, ma la Task-force capitanata dall’ambiguo Murdock (Charles Napier) che dovrebbe recuperarlo, sotto gli occhi di un esterefatto Trautman si ritira lasciando il nostro eroe, solo e circondato da un nugolo di nemici inferociti.

Fatto prigioniero dall’esercito russo arrivato in appoggio ai vietnamiti, Rambo viene interrogato e torturato, mentre Trautman scopre l’amara verità, la missone era in realtà solo un contentino per l’opinione pubblica, e che doveva fallire a prescindere dagi effettivi risultati raggiunti dal suo protetto, e così Rambo dovrà cavarsela da solo, ma e’ con il provvidenziale aiuto di Co Bao che riesce a fuggire dal campo di prigionia, e una volta nella giungla fare quello per cui è stato addestrato eliminare ogni nemico che si frapponga fra lui ed il ritorno a casa.

Rambo, affronterà i russi, sterminerà i vietnamiti, bombarderà i campi di prigionia e prigionieri di guerra al seguito, dopo aver perso lungo la strada l’amata Co Bao, riuscirà a far ritorno alla base e a prendersi la tanto agognata vendetta contro Murdock e soci.

Tolto tutto il contesto di denuncia sociale appena accennato nel primo episodio, qui Stallone, anche co-autore della sceneggiatura trasforma il film in un esplosivo One-man show dove azione e violenza la fanno da padrone dall’inizio fino all’ultimo fotogramma, con un finale e poco credibile pistolotto moralista sulla guerra ed i reduci, atto a giustificare l’immane carneficina appena compiuta.

Gli stereotipi ci sono tutti, la malvagia ragion di stato, i russi brutti sporchi e cattivi, i vietnamiti crudeli, certo non ci si annoia, il facciotto mono-espressivo di Stallone perennemente ingrugnato parla per lui, dialoghi all’osso, e caratteristi in gran forma per questo divertissement che ha tutto il sapore ed il colore degli anni ’80 e dell’America reganiana.

Considerando quindi la netta superiorità, nonostante gli anni, di questa pellicola rispetto alla spazzatura per Home-video propinataci in questo ultimo periodo, e la solida regia del professionale ed esperto George P. Cosmatos, uno della vecchia guardia, il film è sicuramente da rivedere e riapprezzare per una certa ingenuità ed una totale mancanza di sfumature tra buoni e cattivi che assume una connotazione nostalgica tipicamente anni ’80, a cui confessiamo è impossibile resistere.

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