Recensione: Quarantena

di Pietro Ferraro 8

E’ una notte tranquilla in una delle tante caserme di pompieri a Los Angeles, la giornalista televisiva Angela Vidal (Jennifer Carpenter) sta girando un reportage sul turno di notte di questi coraggiosi ragazzi, e tra un’intervista e due chiacchiere la nottata scorre senza intoppi fino a che a notte fonda una chiamata, la giovane giornalista è molto contenta, finalmente un pò di movimento, e cameraman al seguito l’autopompa si dirige a sirene spiegate verso l’edificio da cui è partita la chiamata.

All’arrivo una donna sembra essersi barricata in casa, i pompieri buttano giù la porta e la raggiungono, accorgendosi fin da subito che qualcosa non va, l’anziana donna farfuglia e si lamenta, sembra in evidente stato confusionale.

Al tentativo di portarla fuori dall’appartamento la donna si ribella scattando verso i soccorritori e ferendo con un morso alla gola uno dei due pompieri, la ferita sembra molto grave, portato l’uomo al piano terra, si scatena l’inferno, quello che sembra un virus trasforma man mano tutii gli inquilini del palazzo ed i soccoritori in una sorta di zombi famelici e rabbiosi in un escalation di violenza e terrore.

la Vidal ed il cameraman saranno testimoni di tutto l’avvenimento, assisteranno al contagio e alla messa in quarantena dell’intero palazzo, fino al tragico, agghiacciante e rivelatorio epilogo.

Tecnicamente al regista John Erick Dowdle non gli si può imputare nulla, Quarantena è ineccepibile, fotografia, recitazione, molto brava la Carpenter, tutto funziona alla perfezione tranne per un piccolo particolare, tutto sa di già visto e sentito, questo film non è un semplice remake, ma la spudorata fotocopia dell’originale spagnolo, quel Rec che tanto successo ha avuto in Europa, successo tale da attirare l’attenzione dei produttori americani a caccia di incassi facili

Quarantena risulta un’operazione inutile, nulla di quello che accade sullo schermo non è già successo in Rec, quindi tutta la parte ansiogena che nell’originale era cardine narrativo e maggiore responsabile del successo della pellicola, qui viene vanificato da un effetto déjà vu che smorza qualsiasi reazione nello spettatore, già preparato dalla precedente visione.

Avremmo compreso più una rivisitazione con magari qualche dinamica di gruppo differente, addirittura le caratteristiche dei condomini sono identiche, oppure un ampliamento della storia oltre le mura del palazzo per dare un’identità diversa a tutta l’operazione, ma è stato più semplice per i produttori statunitensi andare sul sicuro sfornando un perfetto clone che solo nel finale si discosta leggermente dall’originale.

E allora in conclusione non possiamo che bocciare questo film per il semplice fatto che, per chi non avesse ancora visto l’originale spagnolo è il caso che se lo vada di corsa a ripescare perchè Rec è una pellicola che merita, per gli altri assistere ad una sequela di scene con la piena consapevolezza di quello che sta per accadere, equivale, specialmente in un thriller-horror come questo che gioca sull’effetto sorpresa, sprecare tempo ed i soldi del biglietto.

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