Sindrome cinese, recensione

di Pietro Ferraro 3

La giornalista televisiva Kimberly Wells (Jane Fonda) in compagnia del suo cameraman è intenta a realizzare un servizio in una centrale nucleare, accompagnata in un giro esplorativo da un responsabile delle relazioni esterne  assiste fortuitamente ad un incidente, l’operatore di Kimberly a cui era stato chiesto di spegnere la telecamera per motivi di sicurezza non lo fa e riprende tutto.

L’emergenza dopo qualche istante di panico sembra rientrata, ma quando Kimberly montato e visonato il servizio tenterà di mandarlo in onda, i boss della rete la fermeranno adducendo scuse inconsistenti e non facendo altro che sobillare ulteriormente la curiosità  della giornalista.

Kimberly sapendo di avere un grosso servizio per le mani non si darà per vinta e prima intervisterà un tecnico della centrale, Jack Godell (Jack Lemmon), il quale nonostante le rassicurazioni mostrerà una palese preoccupazione per l’avvenuto, poi farà anche visionare il filmato ad un esperto che profilerà un imminente disastro nucleare dalle devastanti conseguenze.

Godell capirà la gravità della situazione e dopo aver tentato invano di mandare della documentazione scottante alla giornalista, con un colpo di mano si barricherà armato nella sala operativa della centrale e chiamata Kimberly deciderà di raccontarle la verità, ma qualcuno tenterà ancora una volta di farlo tacere.

Intrigante commistione di thriller e film di denuncia, prendiamo in considerazione che all’epoca nel giro di otto anni si gireranno dei grandi classici realizzati con lo stesso intento, iniziando dal 1976 con Tutti gli uomini del presidente che sfoggiava l’accoppiata Hoffman/Redford sino al Silkwood con Meryl Streep in cui la tematica del nucleare verrà nuovamente affrontata con estrema efficacia.

Questo vero è proprio filone oltre a funizionare al botteghino, mostrerà come il connubio intrattenimento e impegno possano andare di pari passo. Sindrome cinese è un degno rappresentante del genere e punta tutto su un gran cast su cui svettano un’efficace Jane Fonda è un grande Jack Lemmon.

Il film si dimostra godibile e la sua deriva thriller aiuta non poco una regia oltremodo convenzionale ad opera di James Bridges, qui anche sceneggiatore, che negli anni successivi girerà l’anomalo romance Urban Cowboy ed il ginnico Perfect, entrambi con protagonista John travolta.

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