Recensione: Revolutionary Road

di Pietro Ferraro 11

New York anni ’50, April (Kate Winslet) e Frank (Leonardo DiCaprio) Wheeler sono una coppia perfetta, lei bella ed elegante mamma di due splendidi bambini, lui un ottimo lavoro da impiegato in un’importante ditta e a completare l’idilliaco quadretto una bella casa con giardino in Revolutionary Road.

Ammirati e un pò invidiati da amici e vicini, la coppia in realtà cova un malessere che lentamente con gli anni e la routine, si è radicato profondamente, una sorta di vuoto esistenziale che non permette ad April di trovare il suo posto nel mondo e di conseguenza in una qualsiasi serata come tante la rabbia repressa esplode, e tra i due nasce un violento litigio, che li fa entrambi riflettere, ma è April ad avere una soluzione al dilemma esistenziale, una soluzione alquanto drastica.

E’ il giorno del suo trentesimo compleanno, quando al ritorno dall’ennesima scappatella con una collega di lavoro, Frank viene messo al corrente dalla moglie del suo progetto, lasciare tutto e trasferirsi a Parigi, dove lei lavorerà e lui avrà tutto il tempo di cercare la sua strada e finalmente potrà dedicarsi ad un lavoro che non odia e seguire liberamente le sue naturali inclinazioni, allo scopo di ritrovare se stesso.

Il piano destabilizzante ed un pò folle di April, dopo le normali e prevedibili resistenze, contagia Frank, che comincia a pensare al trasferimento con tutto l’iter che ne consegue, licenziamento dall’odiato impiego e mettere al corrente gli amici, vicini e colleghi di lavoro, tutti comprensibilmente spiazzati e perplessi nell’udire la notizia.

Ma la vita molto spesso pone limiti e prove inaspettate ed a Frank viene proposta una promozione mentre April rimane incinta, ed il sogno lentamente ed inesorabilmente comincia ad incrinarsi e a perdere consistenza, Parigi sembra sempre più lontana.

Frank non vuole rinunciare al nuovo lavoro, sente il peso della famiglia e delle responsabilità ed il bambino in arrivo diventa tra i due l’arma del contendere, che innescherà di nuovo un odio profondo nella coppia. Un odio tale da sfociare in un furibondo litigio innescato dalla visita dei vicini, gli Jenkins, e dalle spiazzanti esternazioni del figlio della coppia, John, (Michael Shannon) afflitto da turbe mentali. La lite stavolta sarà devastante e riaprirà una ferita rivelatasi insanabile ed innescherà una serie di tragiche conseguenze a cui Frank, ormai irrimediabilmente in balia degli eventi, non riuscirà a far fronte.

Sam Mendes è un geniale regista d’attori, certo che in questo Revolutionary Road il cast, su tutti la coppia DiCaprio/Winslet svetta per partecipazione, eleganza e bravura, ma l’obiettivo del regista è incredibilmente destabilizzante e rivelatorio, sa gestire la quotidianità familiare scavandoci all’interno senza preoccuparsi delle conseguenze e minandone le basi ed i fragili valori.

L’idea di psicanalizzare una tipica e all’apparenza perfetta famiglia americana media era venuta nel 1961 all’autore del romanzo omonimo da cui è tratto il film, Richard Yates, e Mendes ne ha catturato lo spirito e la voglia di disotterrare il marcio celato in profondità e farlo esplodere in tuìtta la sua violenza, all’interno di una famiglia perbene e schiava di un meccanismo famelico ed autoimposto che ne divora i sogni e le ambizioni più profonde.

Che siano gli anni ’50 sono solo abiti e scenografie a ricordarcelo, ma il film è tristemente attuale ora, come lo era quarant’anni fa, basta dare un’occhiata alle notizie quotidiane di suicidi e stragi in famiglia per accorgersi della fragilità e dell’inconsistenza dei valori sui cui il concetto di famiglia si è solidificato negli anni, anche se, da inguaribili ottimisti continuiamo a farne baluardo e credo, sottoscritto compreso.

E allora ci pensano registi come Mendes a ricordarcelo, in maniera caustica e violenta, come già era successo nel bellissimo American beauty, anche qui la coppia di protagonisti subisce le stesse pressioni inconsce, anche se anagraficamente diverse.

E’ una sorprendente e coinvolgente sorpresa assistere alla maturità raggiunta dall’acerba coppia di attori protagonisti del successo planetario Titanic, sopravvissuti a quel naufragio ne sono, con gli anni, riusciti a metabolizzare i deleteri effetti collaterali, trasformandosi in due veri divi ed è un piacere emozionarsi davanti alle loro performance, non vi sono dubbi sul loro incontenibile entusiasmo e sulla loro professionalità.

Revolutionary Road merita la nomitation agli Oscar, quest’anno i film candidati sono di una qualità artistica sconcertante, quindi la battagllia sarà all’ultimo talento, quello che possiamo consigliarvi e di non perdere questo film, sia che abbiate amato il Mendes di American  beauty, sia che non conosciate questo intenso regista, perchè sono occasioni da non lasciarsi sfuggire.

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