Il cuore nero di Bruce Wayne

di Enrico.Nanni Commenta

lo vedo mentre è lì, seduto davanti a me, ma lo immagino altrove; sogno o son desto? Ha deciso di rendermi parte del suo segreto. Forse perchè il Segreto Professionale, nella mia professione, si scrive con le mauscole.

Il senso di quello che fa, s’intenda, io lo capisco: non posso pensare di dare la precedenza al senso narcisistico acceso dall’onore di sapere la verità, vedere il lato illuminato del suo cuore nero. So che è giovanissimo, ma so anche che per molto tempo ha vissuto lontano. Alla ricerca del Male.

La sua ricerca è stata nient’altro che un viaggio dentro se stesso, una strada interminabile, una salita che si rivolge su se stessa come un giro della morte. La stanchezza che riposa in fondo ai suoi occhi è accartocciata sulle sofferenze che ha provato nel corso degli anni, alcuni pezzi del suo sguardo sono ancora conficcati nelle cose irripetibili che ha visto durante il suo peregrinare.

Tutto d’un tratto, in mezzo all’esplosione di colori insanguinata a cui ha assistito, un botto, e poi, il silenzio: sono pipistrelli quelli che mi circondano? Mi piace l’idea di strisciare intorno alle paure delle persone.

Non c’è modo di capire se si possa chiudere gli occhi e risvegliarsi in un sogno, per passare completamente da una situazione a un’altra: forse a Bruce è accaduto qualcosa di simile. Si aggirava per qualche ghiacciaio o per qualche deserto, e improvvisamente, qualcosa ha chiesto di lui, e lui h arisposto all’appello.

Un improvviso silenzio, il buio della solitudine improvvisa, improvvisamente guadagnata. Cerco di seugire l’evoluzione del suo argomentare: è una persona profonda, ha studiato nella più complessa delle scuole, si è preparato per fronteggiare qualsiasi situazione.

Sa di essere un perdente. Brutto inizio, per una terapia motivazionale? Non direi. Chi di noi non ha mai perso? Lui ha perso tutto, e lo ha perso subito: i suoi amati genitori, il suo grande amore. Non è solo, è che non ha semplicemente mai avuto nessuno.

Mentre salta da un tetto a un altro, alla ricerca delle radici del male, mentre ripassa qualcuna delle lezioni che immancabilmente si sono abbattute su di lui, non si ferma, perchè non ha alcuna intenzione di aprirsi al dubbio.

Forse è proprio questa la prerogativa per essere un supereroe: una certa, avanzatissima forma di ottusità, di “non volersi chiedere”. Che senso avrebbe poi fermarsi? Molti dei nostri amati e famosi protettori del bene verrebbero colti da ua sorta di horror vacui.

E’ questo che li rende immortali, che siano sulle pagine di un fumetto, o che scivolino sinuosi sui tetti delle nostre città. Niente logora la convinzione di Batman di essere nel giusto, niente impedirà a lui di raggiungere il suo obiettivo, presto o tardi che sia.

Mi giro un attimo mentre parlo, mi giro di nuovo, e sono da solo. E’ rimasta solo un’ombra, e non so neanche a chi appartenga con certezza; so che è lì, proiettata su una sedia, che aspetta qualcosa, forse che io parli. Poi mi schiarisco la vista, e anche quell’ombra non c’è più.

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