Il Sesto Senso di Cole

di Enrico.Nanni 2

Non riesco a spiegarmi perchè sono qui. Ogni tanto succede, e mi ritovo da una situazione a un’altra, da un contesto a un altro. Provo una conforevole inconsapevolezza di ciò che è success ieri, e mi chiedo cosa stia succedendo al bambino che ho davanti a me.

Inconsapevole vittima di ciò che gli sta succedendo, debole resistenza alle aggressioni di quello che avviene dentro di lui. O fuori di lui. Vede la gente morta. Una metafora? Vede la gente morta dentro? Vede la gente morta. Penso a un incidente che ho avuto qualche mese fa, non so perchè.

In qualche modo, lui è qui e mi ha dato la sua fiducia. E’ un bambino, non posso riempirgli la testa di consigli o di prescrizioni. E poi, non credo che le cose siano semplici, in questo caso. Si tratta di un lato oscuro nascosto, una maschera che cela qualcosa dietro di sè.

Vedere quelli che non ci sono più mi rammenta qualcosa che punta al collezionismo, quasi al feticismo. Esiste un percorso giusto, esiste una retta via scandita da passi che compiamo giorno per giorno. Non ci sono protocolli da seguire, devo solo capire la portata reale delle cose che Cole mi sta raccontando.

Mi guarda, e guarda, di quando in quando, alle mie spalle, come se ci fosse qualcosa, come se ci fosse qualcuno. Guarda dietro di me come se anch’io stessi nascondendo qualcosa, come se fossi la maschera di qualcosa che non conosco neanche io.

Lui conosce le cose che solo il Narratore è in grado di sapere prima del tempo. Ma non me le dice. Tace, e trascorre il suo tempo comportandosi da bambino vero. Non so se mi sento semplicemente a disagio, o se si tratta di inquietudine.

Sento che non può durare più di quel tanto, ho il tempo contato, e quindi tanto vale viverlo al meglio, cercando di non stare a pensare troppo alle cause e agli effetti: vivere il momento, cercare di carpirne la bellezza assluta, al di là di quello che “è” .

Non capisco il senso di tutto quello che succede attorno a me, allora mi concentro su quello che mi interessa, su quello che ha veramente importanza: il mio piccolo paziente. Nonostante tutto non riesco a inquadrarlo bene da un punto di vista nosologico.

Sento come il bisogno di avere più informazioni, ma non riesco a capire il peso potenziale di ciò che il piccolo potrebbe dirmi. Non lo so davvero. Poi in un attimo mi rendo conto che lui mi aiuta a parlare con tutti quelli che se ne sono andati.

Mentre sono con lui, io posso accarezzare Briciola, il doce cagnolino che ci ha appena lasciati: lo sento scorazzare intorno a me, e allora lo voglio, voglio satrgli vicino, perchè la vita senza gli scomparsi è uno schifo.

Eppure è una deformazione la mia: possibile trovarsi bene insieme ai trapassati? Chi non dovrebbe vederli li vede, in una concretizzazione micidiale e crudele delle paure infantili. Un incontro con la morte assai poco ortodosso.

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