Recensione: Nemico Pubblico N.1 – L’istinto di morte

di Pietro Ferraro 4

Come ogni biopic che si rispetti il prologo coincide con l’epilogo, siamo nel 1979, nel bel mezzo del traffico parigino assistiamo all’esecuzione in piena regola del gangster Jacques Mesrine (Vincent Cassel), che ci accompagnerà in un lunghissimo flashback indietro nel tempo fino al 1959, Mesrine è in Algeria, arruolato e per la prima volta uccide un prigioniero a sangue freddo durante un interrogatorio, sarà la scoperta di un naturale istinto per l’omicidio.

Tornato in patria Mesrine non riesce ad adattarsi alla vita fatta di piccole quoridianità, lavoro e famiglia, ben presto verrà trascinato dalle sue amicizie nella malavita francese, fatta di bar malfamati, prostitute, omicidi e la conoscenza di un boss che lo prenderà sotto la sua ala, Guido (Gerard Depardieu), nel frattempo Mesrine si sposa e diventa padre.

Mesrine finisce in prigione dopo una rapina andata male, quando esce sembra intenzionato a cambiare stile di vita, lascia i vecchi amici e trova un lavoro, ma Guido ricompare nella sua vita, l’istinto criminale predomina. Lentamente la metamorfosi che lo trasformerà in uno spietato killer subisce un’accellerazione e nel giro di pochi anni la sua fama di rapinatore di banche e Nemico Pubblico N.1 lo trasforma in una figura ambigua e mediaticamente affascinante. Dopo essere stato arrestato e rinchiuso in una prigione canadese, Mesrine riuscirà ad evadere e ad alimentare la sua leggenda.

Nemico Pubblico N.1-Istinto di morte è il primo di due film che lo stesso regista ha definito diversissimi per stile e concept, questo primo capitolo inizia con una serie di riprese e inquadrature che sembrano provenire dai polizieschi anni ’70, poi  dopo il flashback si torna ad una narrazione che miscela biopic classica e crime-movie.

Tutto il film si accentra sulla figura di Cassel e sulla sua recitazione più contenuta del solito, la sua istrionica follia si percepisce ogni tanto nei fugaci sguardi o negli scatti d’ira. il regista  Jean-Francois Richet non si lascia trascinare nella trappola dell’enfatizzare il gangster Mesrine, così come Cassel, entrambi raccontano un personaggio sgradevole e violento senza strizzatine d’occhio alla sua esaltazione politico-mediatica, almeno questo nel primo film, vedremo nella seconda parte.

Unica pecca il poco approfondimento dei personaggi che ruotano intorno al protagonista che rimangono all’ombra di una sceneggiatura forse troppo occupata nel raccontare ogni dettaglio del protagonista tralasciando l’importante miocrocosmo umano in cui la vicenda si evolve e influenza il protagonista stesso.

Comunque un ottimo film, ben equilibrato, tra poliziesco, crime e biopic. Lo stile di Richet è efficace ed asciutto, un’ottima commistione di influenze cinefile e tecnica. Vincent Cassel è assolutamente perfetto, un carisma da vero divo ed una bravura che forse sovrasta tutto il resto del cast, Gerard Depardieu escluso s’intende.

QUI la recensione Nemico Pubblico n.1-L’ora della fuga.

Commenti (4)

  1. Il tuo è l’ennesimo giudizio positivo che leggo.
    A questo punto spero di riuscire a rintracciarlo in qualche sala della mia zona.
    In ogni caso, il cinema francese si conferma decisamente vitale!

  2. @ Mr. Hamlin:
    Concordo pienamente sul vitale, il cinema d’oltralpe ha capito quanto il cinema di genere se ben utilizzato possa essere artisticamente e creativamente sorprendente ed efficace, ora manca solo il cinerma italiano all’appello, anche se sembra che qualcosa si stia muovendo.

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