Nemico Pubblico N.1-L’ora della fuga: recensione

di Pietro Ferraro 4

Seconda ed ultima puntata della biografia crime sul bandito Jacques Mesrine (Vincent Cassel), vero incubo per le autorità francesi e idolo mediatico per stampa e tv. Dopo la rocambolesca evasione da un carcere canadese ed il seguente tentativo d’assalto fallito per liberare altri detenuti, Mesrine  braccato torna a Parigi dove diventa il terrore delle banche della capitale francese, è un escalation di furti, inseguimenti con la polizia, sfide aperte, prigionia e di nuovo spettacolari fughe degne di Houdini.

La sfida tra Mesrine e la polizia è pane per i media che alimentano il conflitto e danno voce ad un Mesrine sempre più eccessivo, sopra le righe e grottesco, ormai in preda ad una sorta di delirio d’onnipotenza. Il criminale ha nel tempo instaurato un ambiguo rapporto con la stampa che porterà come effetto collaterale inaspettato l’esecuzione di un giornalista reo di averlo diffamato. Ormai totalmente fuori controllo, tra deliranti annunci e ormai schiavo della sua stessa immagine mediatica, Mesrine verrà ucciso dalla polizia in mezzo al traffico parigino con un’imboscata in piena regola culminata una vera e propria esecuzione.

Questa seconda parte di Nemico Pubblico n.1 è densa di sparatorie ed inseguimenti, la parte prettamente biografica è stata diligentemente svolta ne L’istinto di morte e ora ne L’ora della fuga abbiamo un Vincent Cassel appesantito, venti i chili acquistati per la parte, eccessivo, sopra le righe e carismatico, stavolta così prepotentemente da mettere in ombra per l’ennessima volta l’intero cast.

Riflettori puntati su di un Cassel mattatore e sulla regia tesa del regista Jean-Francois Richet, niente alibi politico-culturali per il  Bandito Mesrine, Cassel è follia, egocentrismo e violenza, il resto è un ottimo film che conclude degnamente un progetto vincente dal forte appeal autoriale, ma che non sacrifica però lo spettacolo sull’altare del realismo.

A questo punto anche l’idea di dividere il film in due parti risulta giusta e consona alla differenza di stile dei due episodi e al palese cambio di registro di Cassel che ben accompagna la trasformazione e la discesa ne delirio di una delle figure criminali più controverse della storia francese. Un degno epilogo per una coinvolgenta biografia da romanzo criminale.

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