Recensione in anteprima: Katyn

di Pietro Ferraro 6

Nel 1941 la Germania nazista e l’Unione Sovietica stipulano un patto che li vede collaborare per invadere e spartirsi la Polonia.

Nel 1943 i tedeschi che occupavano il territorio sovietico, mentre a Varsavia infuriava la rivolta, scoprono nella foresta di Katyn delle fosse comuni con circa 4.500 corpi di ufficiali e soldati polacchi. i nazisti utilizzano la scoperta a scopo di propaganda addossando la colpa ai sovietici con lo scopo di incrinare il fronte anti-nazista, i sovietici negheranno per anni la loro palese responsabilità addossando, a loro volta, la colpa ai tedeschi.

Katyn, del regista Andrzej Wajda, racconta le vicissitudini di alcuni parenti delle vittime dell’eccidio di massa, che con il passare degli anni vedono sfumare ogni speranza di riabbracciare i loro cari lasciati come prigionieri di guerra nelle mani dell’esercito sovietico e poi spariti nel nulla.

Anna (Maja Ostaszweska) è moglie determinata e mai totalmente convinta della sorte del marito, ufficiale polacco, che imperterrita ne attende il ritorno fino alle estreme e sconvolgenti rivelazioni, Roza (Danuta Stenka) è la moglie di un generale che viene informata dell’atroce morte del marito attraverso gli scioccanti filmati girati dai nazisti nella foresta di Katyn, Agnieszka (Magdalena Cielecka) sa la verità e cerca a sue spese di ridare la meritata dignità alla morte del fratello pilota Piotr, l’ufficiale polacco Jerzy (Andrezej Chyra) è l’unico fortunato sopravvissuto all’eccidio, ma la divisa che indossa ed il rimorso ne fanno anima inquieta e senza pace.

Katyn è un film solido, pregno di significato e dall’utilità storica importantissima, questa misconosciuta ed agghiacciante pagina di storia, per anni ostaggio di un omertoso silenzio, riesce con uno stile elegante ed intenso, a calarci nel periodo storico, quello della seconda guerra mondiale, in maniera efficace e, a tratti, molto coinvolgente.

Lo sforzo di budget e l’impegno del cast è palese, anche la ricostruzione storica è impressionante, una fotografia a tratti forse un po’ troppo cupa, ci narra di un periodo storico sulla bocca di tutti, ma mai abbastanza approfondito dai più.

Sulla meritata candidatura agli Oscar non vi è alcun dubbio, certo il film sembra in alcuni punti soffrire di un bisogno di concentrare troppe vicende nell’arco delle due ore di durata, lasciando alcuni personaggi privi del dovuto spessore ed altri entrare in scena repentinamente e senza le dovute premesse, e arrivare alla fine del film senza aver detto tutto quello che avevano da raccontare.

Comunque svolgimento a parte, il film è un poderoso atto di denuncia, un’operazione che pregi e difetti tecnici a parte andrebbe visto per un proprio personale arricchimento interiore, certo è un cinema che a volte per i tempi molto dilatati della narrazione e la mancanza di ritmo potrebbe nello spettatore meno paziente creare irrequietezza, ma katyn rimane comiunque, uno splendido e struggente affresco storico.

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