Nascosto nel buio, recensione

di Pietro Ferraro 6

La famiglia Callaway è stata devastata da un inspiegabile suicidio, David (Robert De Niro)  ha perso una moglie che amava e la piccola Emily (Dakota Fanning) un’amorevole madre, così entrambi cercheranno un luogo tranquillo e lontano dai terribili ricordi di quel tragico avvenimento trasferendosi in tranquillla cittadina fuori New York City.

David scoprirà che la morte della madre ha scatenato in Emily alcune reazioni come la creazione di un amico immaginario di nome Charlie che diverta sempre più possessivo ed  iperprotettivo verso Emily man mano che David e una psicologa cercano di scoprire la natura di questo transfert.

Quando l’immaginario Charlie comincerà a creare problemi circoscritti alla sfera affettiva della bambina con episodi di violenza che sembrano davvero impossibili da imputare alla piccola Emily, David comincerà ad indagare sino a che scoprirà che la verità è ancor più allucinante di quanto avesse teorizzato.

Nascosto nel buio fa parte di un gruppo di film girati da Robert De Niro in un momento artistico non particolarmente felice della sua carriera che lo ha portato per qualche oscuro motivo ad optare per copioni che si sono rivelati troppo spesso non alla sua altezza, vedi ad esempio il precedente Godsend-Il male è rinato di Nick Hamm che come Nascosto nel buio fruisce di una confezione di discreto profilo e a livello di messinscena segue l’iter del thriller-psicologico a tinte horror rispettandone appieno, ma con poca incisività tutti i crismi.

Purtroppo Nascosto nel buio si rivela su schermo meno efficace che sulla carta, l’attore e regista australiano John Polson, all’attivo il thriller Swimfan-La piscina della paura e il recente crime Tenderness con Russell Crowe, fallisce proprio nel finale della pellicola che doveva rappresentare l’obiettivo ultimo di un colpo di scena costruito bisogna dire visivamente ad arte, ma che finisce per essere intuito troppo presto, inficiando così l’ottima atmosfera creata dalla messinscena.

De Niro nobilita oltremodo uno script che non ne sfrutta per nulla il talento, la piccola Dakota Fanning è come al solito stupefacente con la sua performance da attrice consumata, interpreti notevoli in un film che semplicente non funziona, per rendersi conto della poca incisività della pellicola basta paragonarla ad alcuni lavori più recenti vedi l’ottimo Orphan o il suggestivo The Orphanage, stessi meccanismi e clichè miscelati semplicemente con maggior dovizia.

Note di produzione: il titolo originale del film Hide and Seek è un’espressione che si usa per il gioco del nascondino, il nome di De Niro ha permesso alla pellicola costata 25 milioni di dollari di incassarne oltre 120, Dakota Fanning per la sua interpretazione ha vinto un MTV Award per la miglior performance horror e sono ben cinque i finali che il regista ha creato per il film.

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