L’ultimo boy scout, recensione

di Pietro Ferraro 3

Joseph Hallenbeck (Bruce Willis) non è più lo stesso dopo aver perso il suo lavoro nei servizi segreti a causa di uno scontro piuttosto duro con un senatore. Hallenbeck uno dei migliori agenti in circolazione, famoso nell’ambiente per aver salvato la vita al presidente Jimmy Carter e ora l’ombra di se stesso, sbronzo dalla mattina alla sera con una figlia adolescente che lo odia e un migliore amico con cui ha aperto un’agenzia di investigazioni e che scopre essere l’amante della moglie.

Hallenbeck nonostante il suo passato sembra impossibilitato ad uscire da una depressione che lo ha trasformato in un cinico ubriacone, capace solo di compiangersi e visto che comunque bisogna portare a casa la pagnotta, il detective nel frattempo accetta l’incarico di proteggere una spogliarellista, incarico che lo farà finire nel mirino di un paio di killer che uccideranno la ragazza.

Così mentre l’amico Mike finisce in mille pezzi grazie ad un autobomba, Hallenbeck si ritrova invischiato in un caso di corruzione di altissimo profilo che vede coinvolti il boss criminale Sheldon Marcone (Noble Willingham) e il senatore Sheldon Baynard (Chelcie Ross), proprio lo stesso Baynard che ha fatto licenziare Hallenbeck. In tutto questo marasma tra attentati, sparatorie e inseguimenti, l’ex agente viene aiutato dall’ex-campione di football e fidanzato della spogliarellista uccisa Jimmy Dix (Damon Wayans), espulso dalla NFL per un giro di scommesse clandestine.

Riguardando L’ultimo boy scout sembra di assistere in diretta al tramonto di un’era, quella degli action anni ’80, sopravvissuti solo in parte al successivo decennio, ma poi entrati giocoforza in una costante ed inesorabile involuzione da videogame che è culminata con il John McLane del recente Die Hard-Vivere o morire intento a fronteggiare un letale caccia-bombardiere come lo Schwarzenegger di True lies, ma senza purtroppo la stessa ironia.

Il film di Tony Scott funziona a meraviglia, rappresenta la summa dell’eroe stropicciato e cinico personificato dal poliziotto McLane di Trappola di cristallo e 58 minuti per morire, il cui lato sardonico e fanciullesco della personalità in questo caso viene separato e materializzato narrativamente in un partner per forza alla Arma letale, in questo caso il ruolo spetta al più famoso e talentuoso dei fratelli Wayans, richiamando a gran voce gli stilemi del rodato genere buddy-cop, con una nuova strana coppia perfettamente in simbiosi con l’universo patinato e videoclipparo dello Scott di Beverly Hills cop 2 e The Fan-Il mito.

Insomma L’ultimo boyscout rappresenta in se il tramonto del cinema action vecchio stampo, con un’occhio rivolto a ciò che di li a venire ci avrebbe prospettato il futuro del genere, col senno di poi  la scelta del titolo risulta più che mai azzeccata. Lo stesso anno uscirà un’altro film con gli stessi intenti, minor fortuna e con un’altra strana coppia da action, Harley Davidson & Marlboro Man di Simon Wincer con Mickey Rourke e Don Johnson.

Note di produzione: nel cast compare un’ancora sconosciuta Halle Berry, in quel di Hollywood si vocifera che lo sceneggiatore Shane Black attore in Predator, regista in Kiss Kiss Bang Bang e sceneggiatore per Arma letale abbia ricevuto per lo script del film la cifra record di 1.750.000$.

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