Die Hard-Vivere o morire, recensione

di Pietro Ferraro 4

La sicurezza nazionale è messa in pericolo da un imminente attacco cyberterroristico che costrigerà l’FBI ad un rastrellamento di tutti gli hacker schedati ed in attività, causa la divulgazione di  un filmato che mostra un’inquietante anteprima simulata dell’imminente cataclisma informatico.

Molti degli hacker coinvolti nell’operazione vengono eliminati con attentati dinamitardi su ordine del folle genio informatico Thomas Gabriel (Timothy Holyphant), ad uno di loro, Matthew Farrell (Justin Long), viene assegnato come scorta il detective della polizia di New York John McClane (Bruce Willis).

McClane dopo aver salvato in extremis Farrell da una cruenta eliminazione, si troverà ad affrontare un’interminabile e rocambolesca fuga con il prezioso testimone, schivando proiettili e pestando terroristi, insomma da qualche decennio a questa parte la routine di una giornata di lavoro per l’intrepido poliziotto, naturalmente la missione è impedire a qualunque costo che il nerd tiri le cuoia.

Che dire in questo periodo di resurrezioni più o meno riuscite, non potevamo non aspettarci una versione riveduta e corretta del mitico poliziotto di Trappola di cristallo John McClane, quindi schivato un inquietante reboot con qualche sbarbatello nei panni di un McLane capellone magari recluta della polizia, torna la versione originale con Bruce Willis, decisamente in gran forma e con una gran voglia di rimettersi in gioco, pare infatti che il suo entusiasmo gli abbia causato una serie di infortuni sul set, durante la ripresa delle sequenze più concitate della pellicola.

Die Hard-Vivere o morire non ha francamente nulla a che fare ne con i primi due capitoli, ma nessuno si aspettava un miracolo del genere, e sinceramente neanche con il terzo, che anche in tutta la sua fantasiosa messinscena, script in origine nato per un capitolo di Arma letale, ha un realismo ed un villain che questo nuovo capitolo può solo sognare.

Quindi diciamola tutta, il nuovo McClane versione invincibile macho da videogame non ci ha convinto molto, nonostante la confezione della pellicola di alto profilo, Il regista Len Wiseman ha all’attivo l’ottimo dittico action-horror Underworld,  e un carismatico protagonista che ce la mette davvero tutta.

Il problema resta il voler eccedere nella messinscena anche a costo di sfiorare il ridicolo, in alcune memorabili sequenze mancano solo gli alieni di Independence Day per promuovere di diritto il film nella categoria fantascienza o disaster-movie.

Quindi si all’impatto visivo e alla scelta di riproporre un Willis sempre efficace, ma no alla serializzazione plastificata di un personaggio che ha fatto la storia del genere action, dell’indolenza ed ironia virtù, e della propria umanità un punto di forza.

Questo nuovo capitolo divertirà sicuramente le nuove generazioni e anche qualche nostalgico in cerca di reminiscenze di eroi action ormai inesorabilmente fagocitati da un cinema formato videogame, ma a chi come noi ha amato il McClane della trilogia originale, questo versione terminator che affronta caccia intercettori con una pistola e schiva pallottole come il prescelto di Matrix lascia davvero troppo perplessi.

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