Looper – In fuga dal passato, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 1

Stati Uniti 2044, la nazione è al collasso economico e la criminalità organizzata è più florida che mai grazie all’imperante degrado urbano e ai viaggi nel tempo come espediente per liberarsi dei corpi delle loro vittime. Il sistema è piuttosto ingegnoso, nel 2074 il viaggio nel tempo sarà una realtà, ma le autorità lo hanno reso illegale, così le vittime designate vengono spedite nel passato dove ad attenderli ci saranno dei killer noti come looper che si occuperanno di uccidere e smaltire i corpi.

Uno di questi looper di nome Joe Simmons (Joseph Gordon-Levitt) è uno dei migliori sicari sulla piazza e il suo body-count va accumulandosi di pari passo ai lingotti d’argento che riceve in ricompensa per ogni corpo smaltito, purtroppo per lui la sua fulgida carriera criminale sta per avere una svolta inaspettata quando si troverà a dover uccidere una versione di se stesso proveniente dal futuro (Bruce Willis).

L’eclettico regista Rian Johnson, dopo la comedy con rapina The Brothers Bloom, torna a collaborare con Joseph Gordon-Levitt già protagonista del suo thriller Brick-Dose mortale confezionando un insolito, originalissimo action-thriller fantascientifico che sfrutta l’elemento viaggi nel tempo in maniera intelligente e mai scontata.

Nella prima mezz’ora di visione scopriamo l’incredibile make-up applicato a Levitt per farlo somigliare ad un giovane Bruce Willis, purtroppo il fantastico lavoro fatto dall’attore su voce e postura sarà reso vano in gran parte dal doppiaggio italiano, un peccato visto l’istrionismo di Levitt nel cogliere ed accentuare alcune peculiarità di Willis, messe in risalto in una sequenza i cui i due protagonisti hanno un aspro confronto seduti uno di fronte all’altro in una tavola calda.

Il film si snoda fluido e senza intoppi tra futuro e presente e poi Johnson, che è anche autore delle sceneggiatura, si sgancia dall’azione frenetica in stile Total Recall e mette in scena un coinvolgente mash-up che prende il meglio da pellicole come Terminator, Fenomeni paranormali incontrollabili, Scanners e la trilogia X-Men. Il film di Johnson quindi non è un film sui viaggi nel tempo, ma su come questi ultimi influenzano le vite dei singoli personaggi cambiandone destini e azioni.

Attenzione però Johnson, pur pescando a piene mani da cotanta materia prima da immaginario fantascientifico, riesce a dare al film una sua personalità ben definita, la parte visiva ci mostra un futuro prossimo ben radicato nella realtà, un po’ come accadeva nel recente In Time di Andrew Niccol,  quindi non aspettatevi un look iper-tecnologico, ma bensì tocchi hi-tech che costellano uno scenario all’insegna del realistico.

Looper è un thriller fantascientifico di grande spessore che non si trasforma in un videogame, ma cerca di sfruttare al meglio l’elemento tempo per una volta non piegato al volere di una sceneggiatura labile, ma cuore pulsante di una storia fatta di personaggi e non di effetti speciali, di sorprendenti svolte narrative e un cast fantastico (occhio al piccolo Pierce Gagnon, un ragazzino di appena cinque anni la cui performance ha del miracoloso), insomma possiamo senza dubbio affermare che siamo di fronte finalmente ad un action con l’anima.

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Note di produzione: nel cast figurano anche Paul Dano, Jeff Daniels ed Emily Blunt; il film è stato girato in Louisiana; il make-up di Joseph Gordon-Levitt è del truccatore Kazuhiro Tsuji; la colonna sonora è stata composta da Nathan Johnson cugino del regista Rian Johnson; il film costato 30 milioni di dollari ne ha incassati worldwide oltre 130.

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