I dieci comandamenti, recensione

di Redazione 4

L’incipit ci racconta di ebrei schiavizzati dagli egiziani in nome del tirannico faraone Ramesse I (Ian Keith) che teme per il suo regno dopo nefasti presagi che parlano di un uomo che porterà l’Egitto verso la distruzione e che scelto da Dio libererà gli schiavi ebrei dalle catene.

Ramesse I non volendo sterminare tutti i suoi preziosi schiavi. farà si che ogni neonato potenziale minaccia per il suo trono venga soppresso, ma uno sopravvivrà al massacro, è il figlio della schiava Yochebed (Martha Scott) che viene affidato alle acque del Nilo e alla protezione di Dio.

Il neonato viene tratto in salvo proprio dalla figlia di Ramesse I che sterile vedrà il ritrovamento del neonato come un segno divino e nonostante la ritrosia della sua schiava a cui ordina di mantenere il segreto, decide di tenere con sè il piccolo chiamandolo Mosè.

Passano gli anni, a Ramesse I è succeduto Sethi I, Mosè (Charlton Heston) è tornato vittorioso dalla guerra con gli etiopi acclamato dal popolo ed è tra lui e il cugino Ramesse (Yul Brinner) che il faraone dovrà scegliere come successore al trono d’Egitto.

Mentre prosegue la ricerca del liberatore da parte di Sethi e a Mosè è affidata la costruzione di una città dove custodire le immense ricchezze conquistate con la guerra, quest’ultimo incontrerà e salverà inconsapevolmente la vita alla sua vera madre rimasta quasi schiacciata in uno dei cantieri da una gigantesca pietra.

Frattanto Mosè decide di sfamare gli schiavi ebrei con il grano destinato agli Dei commettendo un imperdonabile sacrilegio per il sacerdote Jannes, che alleatosi con  Ramesse riesce ad instillare il dubbio nel faraone che in Mosè possa celarsi un traditore, ma la riuscita costruzione della più grande e maestosa città in onore del faraone fugherà qualsiasi dubbio sulla lealtà di Mosè, gettando invece un’ombra sul cugino calunniatore.

Mosè ben presto scoprirà le sue origini di schiavo e l’uccisione del capo-costruttore Baka (Vincent Price) proprio per proteggere uno di loro farà finire Mosè in catene accusato da Ramesse di essere il salvatore, ma Ramesse non volendolo trasformare in un martire preferirà esiliarlo nel deserto dove Mosè inizierà il suo cammino di conoscenza, cammino che lo porterà a scoprire la parola di Dio e a liberare il suo popolo dalle catene.

Il veterano Cecil B. DeMille (Cleopatra) nel 1956 celebra il suo settantesimo film allestendo un fastoso kolossal da 13 milioni di dollari, mettendo in scena la storia di Mosè liberatore degli schiavi ebrei con tutti i crismi della maestosa parabola in celluloide made in Hollywood.

Cast stellare per un film che solo negli States incasserà oltre 25 milioni di dollari, tra i divi coinvolti in questa maestosa ricostruzione tratta dalla Sacra Bibbia, Charlton Heston, Yul Brinner, Vincent price, Anne Baxter e John Carradine.

Il film di DeMille all’epoca sfoggiava effetti speciali di notevole fattura, la sequenza della separazione delle acque del Mar Rosso entrerà di diritto tra le sequenze piu spettacolari della storia della cinematografia e farà guadagnare al maestro degli effetti visivi Robert Fulton l’unico Oscar vinto dal film su sette nomination.

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