Alexander, recensione

di Pietro Ferraro 4

Dopo un incipit che ci porta in Babilonia al capezzale di un re morente prima, e con un flashforward nell’antico egitto alla corte di Tolomeo poi, comincia la storia di Alessandro (Colin Farrell) figlio di Filippo (Val Kilmer) ed Olimpiade (Angelina Jolie). cresciuto nella città di Pella e allevato da un padre che lo mette in guardia dalle donne e dal tragico fato che accomuna tutti gli eroi, e una madre iperprotettiva che lo alleva nella diffidenza verso il prossimo.

Alessandro ancora inconsapevole della strada che lo condurrà a regnare su parte del globo, verrà addestrato all’arte della guerra e al combattimento, studierà con Aristotele (Christopher Plummer) e comincerà a provare dei sentimenti per l’amico e futuro amante Efestione (Jared Leto).

L’arrivo a corte della nuova moglie di Filippo in attesa di un papabile erede al trono, proprio alla vigilia della partenza di Alessandro per l’Asia, metterà in allarme Olimpiade che chiederà al filgio Alessandro di sposarsi e concepire un erede che gli permetta di essere l’unico e incontrastato successore di Filippo, ma il ragazzo ama il suo amico Efestione e non ascolterà le suppliche materne.

Alessandro pagherà molto caro il suo sentimento e il non aver ascoltato la lungimirante Olimpiade, gli toccherà il ripudio paterno e l’esilio, ma questo non gli impedirà di percorrere la strada delineata per lui dal destino che lo trasformerà nel leggendario condottiero macedone Alessandro Magno.

Oliver Stone è senza dubbio un bel provocatore, inutile nasconderlo, un provocatore dotato di un anarchico talento per il grande schermo che possiede il dono di parlare al grande pubblico toccando tematiche sempre scomode, ogni suo film è palesemente schierato, sfacciatamente figlio della sua personalità estrema e della sua visione barocca del fare cinema, ma sempre un’esperienza visiva ed emotiva che lascia il segno.

Con il suo Alexander Stone spinge su una narrazione epica e a tratti ridondante, tratteggia personaggi da tragedia spingendo oltremodo sulla tematica dell’omosessualità del grande condottiero e della sua sovranità tra leggenda e tirannide, si becca la canonica serie di polemiche e l’ostracismo di produttori e parte del pubblico pagante che avrebbero preferito un altro Gladiatore, più mito che uomo, e non la rilettura provocatoria e personale che Stone da della storia e dei suoi protagonisti.

Detto ciò ad Alexander resta un indubbio appeal visivo, un gran cast e tutto lo sfarzoso repertorio da kolossal made in Hollywood. Quindi se amate il genere e riuscite a sorvolare su polemiche, eccessi e  attendibilità storica, e soprattutto uno Stone meno incisivo del solito, il film potrebbe rivelarsi più godibile e superiore ad analoghe e più recenti produzioni come ad esempio l’edulcorato fumettone Troy.

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