Festival di Roma 2012 giorno 4: in concorso Pappi Corsicato, evento speciale Il cecchino

di Pietro Ferraro 1

Quarta giornata al Festival internazionale del Film di Roma e consueto sguardo ai film in cartellone, che quest’oggi prevedono per il Concorso internazionale l’italiano Il volto di un’altra di Pappi Corsicato e l’americano Marfa Girl di Larry Clark.

Per gli altri film in programma segnaliamo per la sezione CinemaXXI in concorso l’inglese Suspension of Disbelief di Mike Figgis e fuori concorso l’olandese Goltzius and the Pelican Company di Peter Greenaway, mentre evento speciale della giornata fuori concorso la coproduzione italo-francese Il cecchino, diretto da Michele Placido e con protagonisti Luca Argentero e Violante Placido.

IL VOLTO DI UN’ALTRA

Bella è la conduttrice di un programma televisivo di successo sulla chirurgia estetica. René, suo marito, è un chirurgo che nello stesso programma effettua gli interventi sugli ospiti. Bella viene licenziata a causa del calo di ascolti dello show. Infuriata, lascia lo studio televisivo e, sulla via del ritorno a casa, ha un brutto incidente d’auto e rimane sfigurata. Quello che potrebbe sembrare il colpo di grazia per la carriera di Bella, si rivela invece un’ ottima occasione per rilanciare la propria immagine. La donna decide infatti di farsi ricostruire dal marito un volto totalmente nuovo, un volto con il quale vendicarsi di chi la dava per finita e riconquistare l’amore del suo pubblico…

Il film nasce da una giocosa riflessione sul contemporaneo. È una commedia che in tono ironico e divertito affronta temi che ormai fanno parte del nostro quotidiano, come l’uso della chirurgia plastica, i media, la spettacolarizzazione della cronaca, ecc. Tutto questo attraverso il racconto delle vicende di una coppia di personaggi televisivi pronti a tutto pur di affermare la propria immagine e il proprio successo. Questo film è stato per me un’occasione per raccontare una storia con un linguaggio diverso, mescolando generi che vanno dalla commedia romantica americana al cinema di costume italiano. Così come, per le scene e i costumi, mi sono ispirato al mondo della moda e al cinema giapponese. Tra glamour e funny horror. Fondamentali sono anche la colonna sonora e i riferimenti cinematografici. Attraverso le musiche, ho cercato di costruire un altro livello drammaturgico, mentre i riferimenti cinematografici, che punteggiano il film, stanno proprio a sottolineare che i personaggi si muovono in un mondo di finzione di cui sono al contempo artefici e vittime. L’essere e l’apparire non sono più in contrapposizione ma anzi, in un generale caos di insensatezza, si sovrappongono e conducono a risoluzioni imponderabili. [Pappi Corsicato]

 MARFA GIRL

Un racconto di formazione a base di sesso, droga, rock and roll, arte, violenza e razzismo. A Marfa, in Texas, i conflitti etnici sono acuiti dall’insediamento sul territorio di un’eccentrica comunità di artisti. La polizia di frontiera è una presenza asfissiante per i cittadini. Adam vive con la madre e ha una storia con la coetanea Inez. Donna, la vicina di casa, è determinata a sedurlo. Il poliziotto Tom ha una strana fissazione per la famiglia di Adam. A complicare le cose arriva una misteriosa giovane donna…

Non cerco di essere controverso, cerco solo di essere onesto e di raccontare la verità sulla vita. Provenendo dal mondo dell’arte, non ho mai pensato che vi fossero cose che non è possibile fare o mostrare. Penso che i film hollywoodiani sottovalutino i loro spettatori. Sono un artista da moltissimi anni, e non sono interessato a fare film per soldi. Sono interessato a realizzare opere che mi soddisfino, a mostrare vite che non vengono normalmente mostrate. Se potessi vedere altrove ciò che cerco di rappresentare, forse non farei più cinema. [Larry Clark]

SUSPENSION OF DISBELIEF – SOSPENSIONE DELL’INCREDULITA’

Martin è uno sceneggiatore e scrittore di talento, ma la sua carriera sta attraversando un momento difficile. Dopo la morte della misteriosa e affascinante Angelique e l’arrivo della sorella gemella Therese nella sua vita, il mondo di Martin comincia a cambiare. Inizia a trovare delle strane similitudini tra la scomparsa di sua moglie dieci anni prima, le insicurezze della figlia in merito alla sua carriera di attrice e il mistero che nasconde il passato di Therese. In questo thriller carico di mistero e erotismo, niente è davvero come sembra.

Volevo da tempo fare un film che esplorasse la relazione tra verità e finzione nel processo creativo del cinema. Ho la sensazione che una delle regole fondamentali del teatro sia stata abbandonata nel nome del cinema, ovvero il contratto di Suspension of Disbelief (sospensione dell’incredulità) che abbiamo con il pubblico: “Siamo d’accordo che questo non è vero, si tratta di teatro”. Questo era il mio punto di partenza per la sceneggiatura. Una volta che ho cominciato il processo di scrittura mi sono trovato in questo strano viaggio interiore che costantemente presentava delle scelte da fare e dopo aver letto la prima stesura (credo fosse il 2007) ho abbandonato l’idea. Ma poi ho ripreso da zero e rielaborato l’idea iniziale… abbiamo girato la versione 32 della sceneggiatura! Le riprese sono state difficili, ogni film che giro mi fa sentire come se partissi dall’inizio. Ho scelto di coivolgermi in prima persona per avere un contatto diretto con la storia. Allo stesso modo in post-produzione ho cercato di scoprire ciò che la tecnologia offre e quali sono i suoi limiti. In realtà i veri limiti sono quelli dell’energia umana. Il cinema è più vivo che mai. [Mike Figgis]

GOLTZIUS AND THE PELICAN COMPANY

Hendrik Goltzius è un tipografo olandese del tardo Cinquecento, autore di incisioni di stampe erotiche. Contemporaneo e sicuramente all’epoca più famoso di Rembrandt, Goltzius convince il Margravio di Alsazia a finanziare la pubblicazione di libri illustrati. In cambio gli promette uno straordinario libro di dipinti e illustrazioni di storie bibliche del Vecchio Testamento: i racconti erotici di Lot e le sue figlie, di Davide e Betsabea, di Sansone e Dalida e di Salomé e Giovanni Battista. A allettare il Margravio è soprattutto la promessa di Goltzius di mettere in scena per la sua corte l’intera opera.

Il progetto del film così come è presentato in questa nota, è più che ambizioso. La sceneggiatura si divide in tre differenti e complessi piani narrativi. Il primo si potrebbe chiamare “la trama biblica”: una rappresentazione di sei storie tratte dalla Bibbia secondo l’interpretazione che se ne aveva nel 1590 e le connessioni che tale interpretazione ha con la nostra comprensione attuale di queste storie. Il secondo si potrebbe chiamare “la trama del Margravio”, un dramma solidamente pianificato sugli effetti che la rappresentazione teatrale dei racconti biblici ha sulla corte del Margravio e sul suo seguito. La terza è la “trama di Susanna e i vecchioni”, che spiega l’ossessione di Goltzius per l’erotismo, le ragioni personali del suo comportamento equivoco e del suo cambio di sesso. C’è da considerare anche un duplice registro conoscitivo tra il 1590 e il 1600 ; e il continuo rimando alla conoscenza biblica e all’iconografia della pittura ma anche al desiderio implicito di rappresentare la sessualità e le sue manifestazioni sul piano dei tabù: fornicazione, incesto, adulterio, pedofilia, prostituzione e necrofilia. A grandi linee, la sceneggiatura, e si spera anche il film, desidera trattare senza celebrazioni tre temi: l’erotismo ai nostri tempi, l’antinomia tra il Cristianesimo e il sesso, e l’invenzione di un nuovo mezzo di comunicazione. [Peter Greenway]

IL CECCHINO – LE GUETTUER

Il capitano Mattei è a un passo dall’arrestare una famigerata banda di rapinatori di banche, quando un cecchino appostato sul tetto spara contro i poliziotti, per consentire ai suoi complici di fuggire. Ma uno dei rapinatori è gravemente ferito e i piani della banda devono cambiare. I banditi si rifugiano allora presso lo studio di un medico corrotto, e rimandano così la spartizione della refurtiva. Mentre Mattei organizza una feroce caccia all’uomo, per ognuno dei criminali inizia la discesa all’inferno…

Il cecchino è il mio Romanzo criminale francese. Nelle pieghe del poliziesco si nasconde anche il tema dei giovani “reduci” dall’ Afghanistan. Il pubblico deve percepire che la nostra civiltà sta attraversando una fase distruttiva dal punto di vista dei rapporti umani. Nel film Parigi diventa l’arena in cui si pareggiano i conti di quella guerra, oltre a fornire un meraviglioso scenario per questo thriller. La mia intenzione era anche quella di analizzare la decadenza occidentale. Sono molto attratto dalla complessità dell’animo umano e mi piace esplorarne il lato oscuro. Lavorando al Re Lear, sia come regista che come attore, mi sono convinto che Shakespeare abbia creato l’uomo moderno, con tutte le sue contraddizioni. Ne Il cecchino mi interessava guardare oltre l’apparenza del personaggio “buono” o “cattivo”, e far riflettere il pubblico su chi è il vero colpevole. Al di là del tema poliziesco, ciò che mi interessa sono gli esseri umani. Abbiamo un fuorilegge, un uomo che sente che la legge non gli corrisponde più, e un altro che non ha più limiti: siamo al centro della tragedia umana. In questo caso, ho fatto un film d’azione ad ampio spettro, senza appesantirlo con un discorso politico. [Michele Placido]

 

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