Er più-storia d’amore e di coltello, recensione

di Pietro Ferraro 2

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Roma, fine ottocento, la città è suddivisa in rioni, ogni rione è capeggiato da una sorta di boss del quartiere, svelto di coltello e sempre pronto alla rissa per delimitare territorio e imporre la propria autorità.

Dopo un periodo di carcere, a Borgo Pio, torna il pescivendolo Nino (Adriano Celentano) caporione pronto a riprendere il posto che gli spetta di diritto, ad aspattarlo la bella Rosa (Claudia Mori), la sua donna insidiata nel frattempo da un bel pò di facinorosi spasimanti su tutti Augustarello (Gianni Macchia) fratello del macellaio Bartolo (Maurizio Arena), caporione di San Giovanni.

Augustarello nonostante il ritorno di Nino non sembra voler lasciare in pace Rosa, per questo provoca e sbeffeggia Nino fino a costringerlo a partecipare ad una passatella, una versione soft di un duello in cui l’obiettivo e umiliare l’avversario, ma la sfida degenera, Nino si becca una coltellata e Augustarello perde la vita.

Bartolo (Maurizio Arena) deve salvare il proprio onore e vendicare il fratello morto, ma nino, ferito gravemente, non è in grado di sostenere un duello, cosi il macellaio gli paga le cure mediche in attesa che possa riprendersi completamente e possa sostenere un duello all’ultimo sangue.

Il regista Sergio Corbucci si dimostra ancora un grande artigiano, sfrutta al meglio il momento clou vissuto da Celentano e signora per raccontarci una storia dall’ambientazione romanesca, che ha nel teatro e in classici come Rugantino la sua fonte d’ispirazione.

Er più-Storia d’amore e di coltello funziona non tanto per l’ambientazione, non sempre all’altezza del racconto, ma grazie all’affiatamento di un cast che ce la mette davvero tutta per rendere credibile la storia e che riesce in più di un’occasione ad appassionare.

Adriano Celentano si diverte un mondo a fare lo spaccone, la Mori sembre bella e in parte, i caratteristi di contorno pronti a dare l’anima per coinvolgere gli spettatori, un gran bel film insomma, che diverte ed emoziona, forse una delle migliori interpretazioni di Celentano, in questo caso particolarmente a proprio agio nei panni del bullo innamorato.

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