Il topolino Marty e la fabbrica di perle, recensione

di Pietro Ferraro 7

 Santiago uno chef e Pilar un brillante architetto sono due genitori in apprensione  per la loro figlioletta Lucia che non riesce a dormire a causa di un un dentino perso in un incidente domestico.

Per tranquillizzarla la coppia racconta alla bimba la storia del Topolino Marty e della sua fabbrica di perle, se lei lascerà il suo dentino in bella vista nella stanza, quella notte stessa Marty  lascerà al suo posto una monetina per ringraziarla del suo dono.

Quello che i due genitori non sanno è che la storia è vera e che la fabbrica di perle esiste realmente. Il topolino della fiaba Marty vive su una barca e aiutato da centinaia di suoi simili lucida e lavora i dentini accumulati per trasformarli in perle, ma quando Marty e il suo tesoro saranno in pericolo sarà proprio Lucia con l’aiuto del cugino Oliver ad aiutarlo.

Marty e la fabbrica di perle è un piccolo gioiellino di tecnica che farà la gioia dei più piccini, insomma il regista argentino Juan Pablo Buscarini ha la bella idea di utilizzare un mix di animazione 3D, disegno tradizionale e live-action, unendo gli sforzi di due società esperte in computer animation, l’argentina Patagonik Film Group e la spagnola Filmax Animation, per raccontare la versione spagnola della fatina dei dentini, trasformandola in un simpatico e laborioso ratto che ha fatto dell’accumular dentini un vero e proprio lavoro.

Nessuna citazione cinefila, ed uno humour a misura di bambino fanno di questo film un prodotto riservato ai più piccini, quindi se tra i grandicelli ci fosse qualcuno che pensa di ritrovare l’umorismo di Giù per il tubo e pellicole simili diciamo che non troverà nulla di tutto ciò.

Pur essendo un prodotto europeo tecnicamente meno ammicante delle controparti statunitensi, la sua veste infantile ne fa un perfetto e sicuro prodotto per l’infanzia e l’intrigante messinscena tra fiaba animalista e favola disneyana un ottima pellicola, insomma consigliato e alla larga gli over dieci.

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