Marty: oltre il recinto

di Enrico.Nanni Commenta

Il salto oltre il recinto dello zoo che ci circonda ha un significato ambivalente per molti di noi; a volte si tratta della necessità violenta di liberarsi di qualcosa, a volte si tratta della voglia di aver qualcosa di cui lamentarsi; altre volte ancora è il bisogno protettivo di avere un limite da temere.

Vi ricordate The Truman Show? Io me lo ricordo. Se ci pensate un attimo, pensare a quel film e poi pensare a Marty ci riporta a considerare questo entusiasmo che caratterizza gli strati profondi della personalità, e che inevitabilmente, superate certe soglie, arriva a far compiere imprese grandiose.

Anche Marty non deve illudersi
: quando si è personaggi di una storia da raccontare, non c’è scampo: si è una parte, ed essere un tutto idempotente e attivo è solo una mera illusione; “giusto quello che basta per vivere”, direbbe qualcuno.

Sentendo il suo argomentare sereno ma deciso, mi chiedo cosa veramente lo abbia portato a volersene andare; forse la sua natura a stisce lo ha fatto identificare con le stesse sbarre dello zoo; magari mentre se ne stava lì, sdraiato a fantasticare, si è reso conto che la gabbia che lo circondava non era altro, in fin dei conti, che una metafora di se stesso.

Si tratta allora di riflettere, e molto attentamente, sul fatto che alla fine siamo noi la nostra stessa gabbia, il nostro stesso limite generico. Una banalità? Forse. Ma pensiamo un pò a questo fatto: non siamo forse pronti in ogni momento ad additare qualcun altro come colpevole di qualsiasi cosa?

Quando ci immettiamo in un canale, quando ci accingiamo ad affrontare un’impresa, non siamo noi i primi a scoraggiarci e a lamentarci del fatto che potremmo non farcela? E’ proprio così, quelli siamo proprio noi.

Siamo difficilmente in grado di accettare che fare qualcosa di grande, come fuggire da noi stessi, richiede una “ri-programmazione”, un reframing; è questa una delle abilità di coping che Marty sembra avere in abbondanza: la capacità di vedere le cose con una grande elasticità, che comprende la possibilità di vedere gli altri ruoli diversi da quello consueto.

Pensate ad esempio al suo grande amico Alex; il loro è un rapporto perfetto dentro lo zoo, e la voglia di metterlo in discussione è poca, veramente poca; sembra stonato che io parli di “voglia” di mettere in discussione qualcosa, ma è proprio così: perchè scegliere di andarsene implica la ristrutturazione di tutto, a partire dalla visione di sè e di quella del mondo.

Subito dopo viene l’altro. L’altro è Alex, l’altro è Gloria, l’altro è Melman; un grande cambiamento in nome di una nuova vita; e se lo scopo di tutto è guardare le stesse stelle, ma senza sbarre intorno, non c’è prezzo che possa essere giudicato “alto”.

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