Edward Cullen : buon sangue non mente

di Enrico.Nanni 2

La conflittualità tra la propria natura e quello che (forse) ci illudiamo essere il libero arbitrio dà vita, almeno in apparenza, ai momenti di evoluzione e di crescita delle persone. Edward, quando lo vediamo la prima volta, è già cresciuto tanto.

Ha un passto denso, e lo si vede dalla profondità dei suoi occhi, che sembrano sempre cercare di aggiustare pensieri e concezioni, in un tentativo sempiterno di conciliazione tra il mondo suo e quello nostro. La diversità si manifesta in lui in tutto ciò che di buono può creare.

Incontrarlo per la prima volta dà un senso di pace e di cambiamento. Stando accanto a lui si ha la percezione di un’adolescenza invecchieta, non so come potrei spiegarlo altirmenti. Senza conoscere le sue motivazioni profonde rimanda a concetti di Fobia Sociale, sembra di ascoltare l’audio di un disco masterizzato male.

Poi si scende un gradino per volta, e si sente che il rumore di fondo nasconde suoni ben definiti, voci di persone che potrebbero essere Edward stesso secoli fa, oppure persone che ha conosciuto e che in qualche modo è riuscito anche a dimenticare.

Tutto galleggia in un mare di sangue. Il sangue è veramente una cosa strana, se ci pensate. Un liquido che nelle ferite assume un colore offensivo, vermiglio, ti aggredisce pur essendo sintomo sopruso. Mors tua, vita mea.

Questo non l’hanno inventato i vampiri, l’hanno inventato gli uomini. I vampiri ne offrono smeplicemente un’implementazione alternativa. Il carattere di un vampiro mostra i segni lasciati dall’erosione del tempo e delle traversie, non contrastato però dalla possenza e dalla resistenza di una montagna.

L’adoloscenza è un’età da vampiri
: si è avidi di fagocitare tutto quello che la vita ci può offrire: forse è proprio quello che il vampiro è realmente: una persona “normale” ferma a uno stadio particolare della vita, da cui non ci si vuole allontanare.

Pensate ai costrutti che dominano quella fase della vita: voglia di lottare, aggressività e predisposizione innata alla competizione e alla necessità di prevalere; lotta contro i genitori, lotta contro l’autorità.

Ancora senso di immortalità, scarsa percezione del passare del tempo
; in quel periodo si construisce quello che è il ruolo, quello che è il personaggio che interpreteremo, con qualche variante, pe ril resto della nostra vita.

Forks è solo un modo per stare buoni, un modo per non farsi coinvolgere in situazioni gravi e incresciose, per non essere chiamati “mostri” e per non suscitare l’invidia dell’altro, mostro nero sempre pronto a saltarci alla gola.

La caccia all’uomo è aperta, la caccia al vampiro anche. La destinazione sembra essere necessariamente il conflitto, in un’ottica evoluzionistica accelerata in cui l’equilibrio ricercato nella pacifica convivenza è minato continuamente dall’istinto.

Sembra che non ci sia niente in grado di mantenere equilibrio
, o, ancora meglio, crearne aspetti nuovi e stabilizzanti, portando creativamente alla nascita di costrutti più solidi basati sulla convivenza. Niente, a parte l’amore.

Commenti (2)

  1. scusate, ma è Robert Pattinson quello nella foto?

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