B-cult, Il mio nome è Remo Williams

di Pietro Ferraro Commenta

 Oggi per i B-cult rispolveriamo un classico degli anni ’80, Il mio nome è Remo Willliams, pellicola del 1985 che miscela sapientemente action, thriller e poliziesco con una spruzzata di arti marziali ed un umorismo mai sopre le righe e davvero efficace.

Tratto dalla collana di romanzi The destroyer, il film racconta del poliziotto Makin (Fred Ward)  che dato per morto viene invece sottoposto ad un cambio d’identità tramite chirurgia plastica, e diventato l’agente  Remo Williams verrà addestrato ad una misteriosa e letale arte marziale, il Sinanju che rappresenta la summa di tutte le forme di combattimento orientali con l’aggiunta di una forte impronta mistica, insegnatagli per l’occasione dal severo maestro Chiung (Joel Gray).

Williams diventerà una infallibile e letale arma in mano ad un’organizzazione segreta protetta dal governo, e sistemerà le pratiche più scomode come criminali a cui legge e autorità non possono arrivare.

Protagonista della pellicola diretta da Guy Hamilton, nel curriculum quattro avventure di James Bond tra cui il memorabile 007-Missione Goldfinger, il roccioso Fred Ward che vanta partecipazioni al thriller carcerario Fuga da Alcatraz, al monster-movie Tremors e al terzo capitolo di Una pallottola spuntata.

A distanza di piu di vent’anni questa pellicola non perde la sua ironia e la sua efficacia, memorabili i duetti alla Karate Kid tra l’allievo Ward e l’attore premio Oscar Joel Gray nei panni del maestro coreano Chiung.

Da rivalutare perchè: è un esempio di come miscelare action e humour senza scadere per forza nella parodia involontaria.

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