B-cult, Alta tensione

di Pietro Ferraro Commenta

Il prossimo 4 marzo esce nelle sale italiane il remake Piranha 3D del francese Alexandre Aja (la nostra recensione in anteprima QUI) ormai trasferitosi in pianta stabile in quel di Hollywood dove ha realizzato il remake del cult-cannibal di Wes Craven Le colline hanno gli occhi e un’incursione nel filone possessione demoniaca con il discreto Riflessi di paura.

Aja che con il Pascal Laugier di Martyrs e lo Xavier Gens di Frontiers rappresenta una delle nuove leve del cinema horror-splatter francese, dopo il debutto in patria nel ’99 con il dramma-romance a sfondo fantascientifico Furia, trova per nostra fortuna la sua strada con Alta tensione un piccolo gioiello che si lancia in una digressione su disturbi della personalità e ossessione omicidia con corpose e decisamente gradite iniezioni di splatter e gore all’insegna dell’eccesso artistico.

La trama ci racconta di due amiche in viaggio che si ritroveranno a dover sfuggire ad un misterioso e brutale omicida che darà loro una caccia senza tregua. Aja si trova in grande sintonia con un cinema di genere che sembra aver metabolizzato a dovere dipanando una trama da thriller-psicologico che rimanda al Doppia Personalità di De Palma per trasformarlo ben presto in un efferato party selvaggio all’insegna dello slasher d’annata, con tanto di colpo di scena finale e serial killer dotato di una disturbante maschera, anche se in questo caso solo virtuale.

Concludiamo con qualche curiosità sul film: il make-up è curato dall’italiano Giannettto De Rossi collaboratore assiduo del compianto Lucio Fulci, alcuni critici hanno notato una somiglianza dello script con il racconto Intensity di Dean Koontz, nella colonna sonora anche il successo sanremese dei Ricchi & Poveri Sarà perchè ti amo.

Da rivalutare perchè: ad oggi resta il miglior film di Aja, più genuino e meno costruito degli ultimi suoi lavori.

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