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Oliver Stone: il lato oscuro del sogno americano

Di Pietro Ferraro, in Monografie, Registi.

Regista dalla forte coscienza politica, provocatore ed eccessivo, ci ha regalato capolavori che hanno sviscerato l’America ed il sogno americano svelandone l’anima nascosta e più scomoda, da Platoon a l’ultimo W. una linea unisce tutti i lavori di questo regista che scruta nella realtà presente e passata, la voglia di raccontare, secondo il proprio personalissimo punto di vista, il proprio paese.

Oliver Stone nasce a New York City (USA) il 15 Settembre 1946, figlio di un agente di borsa di Wall Street, con il quale per tutta la vita avrà un rapporto conflittuale, si iscrive a Yale, ma poi abbandona per fare l’insegnante in Vietnam, fino al 1967, quando decide di arruolarsi nella fanteria, la guerra lascerà profondi ed indelebili segni nel giovane Stone che al ritorno, dopo una medaglia al valore, imboccherà la strada dell’alcool e della droga.

Martin Scorsese, la Nouvelle Vague francese e la Grande Mela, sono questi tre punti saldi da dove il regista ricostruirà la propria vita e che salveranno Stone dall’oblio della tossicodipendenza, il regista si laurea alla University Film School di New York e nel 1971 partecipa in veste d’attore alla commedia The battle of love’s return e gira il corto Last year in Vietnam.

L’affermazione arriva, prima che come regista, come sceneggiatore con l’adattamento, premiato con un Oscar, del racconto fuga di mezzanotte (1978). La sua carriera subisce un’impennata e Stone sceneggia L’anno del dragone di Michael Cimino e Scarface di Brian De palma.

Dopo il non brillantissimo esordio con l’horror La mano (1981), Stone si cimenta con il genere drammatico e realistico di Salvador (1986), ed è grande successo, la storia del coraggioso fotoreporter interpretato da James Woods, colpisce nel segno e coinvolge, Stone ha trovato la propria chiave di lettura per approcciarsi alla narrazione filmica, lo stesso anno gira Platoon (1986), tra racconto autobiografico e suggestioni post-belliche, quattro Oscar e l’inizio di una luminosa e controversa carriera.

Nel 1987 il regista gira Wall Street impietoso ritratto del mondo della borsa americana, con un Michael Douglas mai così detestabile, seguirà Talk radio (1988), la storia dell’omicidio razzista dello speaker radiofonico Alan Berg, una coinvolgente cronistoria dei tragici eventi che porteranno al brutale assassinio ancora irrisolto del conduttore della provocatoria trasmissione Voci della notte, intenso.

L’anno dopo ancora il Vietnam con Nato il 4 Luglio (1989) con un Tom Cruise in odore di Oscar, seguirà la lucida e meticolosa ricostruzione dell’assassinio di Kennedy in JFK (1991) con Kevin Costner e lo psichedelico e poco apprezzato The doors (1991) biopic su Jim Morrison con Val Kilmer.

Dopo il non fortunatissimo Tra cielo e terra (1993) biografia di una donna vietnamita durante la guerra, Stone gira Assassini nati-Natural Born Killers (1994), sceneggiatura di un certo Quentin Tarantino, l’accoppiata è esplosiva e ne esce un trip visivo che mette a dura prova il sistema nervoso degli spettatori, ed è cult.

Ancora politica per Gli intrighi del potere-Nixon (1995) il regista esplora la controversa figura dell’ex presidente Richard Nixon, poi un’incursione nel thriller drammatico con U-turn inversione di marcia (1997) per poi trasferirsi sui campi di football americano raccontandoci di epici allenatori e giganti d’argilla in Ogni maledetta domenica (2000), Al Pacino giganteggia.

Dopo il documentario Comandante (2003), sulla  figura del presidente cubano Fidel Castro, tentativo, riuscito a metà, di rileggere la storia con Alexander (2004), ma la connotazione smaccatamente omossessuale del protagonista fa discutere e danneggia la pellicola.

Dopo alcune forti dichiarazioni del regista sull’attentato alle Torri gemelle che fecero insorgere Hollywood e inorridire le platee televisive americane arriva, inaspettato, un film omaggio al sacrificio di tutti quegli uomini in divisa che quel maledetto 11 Settembre perirono nel tentativo di salvare migliaia di connazionali. Uno Stone sobrio ed efficacie per World Trade Center (2006), un toccante documento verità su  due umanissimi eroi, con qualche caduta, perdonabile, nella retorica.

Torna lo Stone che tutti conosciamo, quello caustico e senza peli sulla lingua e ce lo dimostra con l’irriverente W. biografia assolutamente non autorizzata dell’ex-presidente degli Stati Uniti George W. Bush, ed è ancora polemica. Il film sarà nelle sale italiane a Gennaio 2009.

Due nuovi progetti per l’infaticabile regista, in forse Pinkville, film denuncia sulla strage di My Lai avvenuta in Vietnam nel 1969, arruolati per l’occasione Bruce Willis e Woody Harrelson, e Stone è attualmente sul set di Jawbreakers, cronistoria della planetaria caccia al terrorista più ricercato di sempre, Osama Bin Laden.



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4 Commenti Scritto da Pietro Ferraro
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Sono stati scritti 4 commenti su "Oliver Stone: il lato oscuro del sogno americano"

  1. [...] per affiancare juliette lewis in questo road movie affogato nel sangue e nella violenza, dirige Oliver Stone su una sceneggiatura di Quentin [...]

  2. [...] Ormai la star Cruise è ben consolidata, ma questo non gli impedisce qualche scivolone come il poco memorabile Cocktail (1988), ma la lezione sembra servita alla giovane star che da la caccia all’Oscar nel toccante Rain man (1988) con un mostruoso Dustin Hoffman, e nei panni di un reduce del Vietnam nel polemico ed impegnato Nato il 4 Luglio (1989) di Oliver Stone. [...]

  3. [...] il regista Oliver Stone sia un grande artista ed un fine narratore è indubbio, la sua caratteristica di cineasta impegnato [...]

  4. [...] cinema di Venezia l’arrivo del presidente venezuelano Hugo Chavez al Lido per presenziare con Oliver Stone alla proiezione del documentario South of the border, Chavez si è intrattenuto con i fotografi, [...]




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