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Mark Herman: l’Inghilterra che sogna

Di Pietro Ferraro, in Monografie, Registi.

Mark Herman, regista inglese dalla non prolificissima filmografia, classe 1954, studia cinema in due prestigiose scuole inglesi, la National Film School e la Leeds polytechnics, il suo primo lungometraggio Tutta colpa del fattorino (1992) è una commedia dai toni farseschi interpretata da Dudley Moore e Bryan Brown, un’opera sopra le righe, ben recitata, ma alla continua ricerca di un equilibrio, un film riuscito a metà, ma non dimentichiamo che è pur sempre un’ opera prima.

Già con la seconda pellicola, Grazie signora Thatcher (1996), Herman raggiunge quell’equilibrio tanto cercato, una commedia sul proletariato inglese che ha ancora voglia di sognare, una miniera chiude, molti lavoratori restano disoccupati, la passione per la musica, alcuni di loro suonano in una banda musicale, li porterà a realizzare un sogno, nonostante le traversie incontrate lungo il cammino.

Little voice: è nata una stella (1998), è un racconto di crescita e riscatto, di sogni e speranze, una ragazza (Jane Horrocks) isolata dal mondo esterno vive attraverso le canzoni di grandi interpreti che il padre defunto le ha insegnato ad amare. La sua abilità nell’imitare grandi voci femminili attira l’attenzione di un promotore di spettacoli in cerca di talenti (Michael Caine), che si improvvisa pigmalione cercando di portarla al successo, anche l’amore farà capolino nella vita della ragazza con tutte le conseguenze del caso. Opera tra favola e commedia, leggera, forse troppo, incanta in alcune parti, non convince in altre, pellicola bella ma non memorabile.

La filmografia prosegue con due pellicole dai toni completamente opposti, Prenditi un sogno (2000), la passione per il calcio come pretesto per raccontare l’amara parabola della vita di periferia tra lavoretti saltuari e sogni di fuga e Hope springs (2003), commedia romantica con Colin Firth, schermaglie amorose in una piccola cittadina, una coproduzione anglo-americana.

Presto nelle sale l’ultimo lavoro del regista, Il bambino con il pigiama a righe (2008), un racconto d’ampio respiro, due bambini, l’Olocausto e il nazismo, una tenera storia d’amicizia, uno è figlio di un ufficiale delle SS, l’altro ebreo, prigioniero in un campo di concentramento, tra toni delicati e dramma, un film coraggioso e intenso, tratto dal best seller di John Boyne.



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1 Commento Scritto da Pietro Ferraro
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E' stato scritto un commento su "Mark Herman: l’Inghilterra che sogna"

  1. [...] dopo il salto, vogliamo offrirvi le dichiarazioni del regista Mark Herman e una clip in anteprima, della storia di un amicizia tra Bruno figlio di un comandante nazista e [...]




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