Windtalkers, recensione

di Redazione 5

Mentre l’esercito americano decide di proteggere i suoi messaggi segreti crittografandoli utilizzando il linguaggio dei pellerossa Navajo, i giapponesi mettono in atto un piano per sottrarre all’esercito statunitense qualche nativo americano per utilizzarlo come decodificatore.

La contromossa degli americani consiste nel proteggere i navajo a rischio affidandogli dei soldati di scorta che hanno sia il compito di proteggerli, ma anche l’ordine, nel caso di estremo pericolo, di ucciderli per evitare che finiscano in mano al nemico.

Cosi toccherà all’inquieto segente John Enders (Nicolas Cage), vegliare sul marconista navajo Ben Yazzie (Adam Beach), quest’ultimo inconsapevole dell’ordine di eliminarlo in caso di cattura. I due combatteranno fianco a fianco contro l’esercito nipponico consocendosi e confrontandosi, sino a stabilire un patto di lealtà ed amicizia.

John Woo rapprsenta per il sottoscritto una vera gioia per gli occhi, la sua visione iper-dinamica del cinema e una certa retorica cinefila ne fanno un grande cineasta, checchè ne dicano i suoi detrattori, questo non vuol dire che tutti i film del regista siano dei capolavori, e Windtalkers purtroppo ne è la prova, infatti il film resta uno delle operazioni più deboli del cineasta cinese, nonostante la grandiosità della messinscena e la presenza della sua tipica impronta visiva.

Stavolta c’è troppa confusione e poca sostanza, tra un esplosione e l’altra si aggira un Nicolas Cage eccessivo e sopra le righe, per nulla a suo agio con un personaggio che richiedeva una recitazione meno carica e più contenuta, il resto è il classico repertorio al fulmicotone tipico di Woo, che però in una ricostruzione storica come questa lascia alquanto perplessi.

Il war-movie è un genere particolare, che deve mantenere un certo equilibrio tra realismo e spessore dei personaggi, per miscelare con una certa accuratezza fatti storici e la necessaria drammatizzazione dei caratteri, qui si maneggia la storia e non solo personaggi da action-movie, troppa semplificazione ed eccessiva enfatizzazione, due pregi tipici del cinema di Woo che in questo caso stridono con tutta l’operazione.

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