The Tree of Life, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 6

Finalmente è pronto per approdare nelle nostre sale il nuovo film di Terrence Malick, in Italia uscirà il 18 mentre proprio oggi c’è stata la proiezione in concorso a Cannes nella Selezione ufficiale, solitamente abbiamo l’abitudine di aprire le nostre recensione con un sunto della trama, ma in questo caso siamo di fronte a qualcosa di così particolare da rendere il fil rouge che lega l’intera opera, una famiglia del Midwest americano degli anni ’50 raccontata attraverso gli occhi di un adolescente, con incipit ed epilogo che ci mostrano rispettivamente genesi della vita sulla Terra e una delle molteplici e infinite dimensioni spirituali che la morte potrebbe rappresentare, diventare semplice cornice di un’opera visivamente potente, tanto ambiziosa quanto affascinante e meno criptica di come potrebbe apparire a prima vista.

Malick ci pone di fronte alla meraviglia della vita e l’approccia scientificamente e spiritualmente, ci presenta un uomo preda delle sue pulsioni, delle sue emozioni, ma anche un uomo che vive confusamente a mezzavia tra intelletto e anima, che perde e ritrova la fede, che odia il proprio padre a tal punto da desiderarne la morte, ma anche capace di teneri slanci in cerca di una figura paterna ruvida, violenta e intransigente, la famiglia come centro dell’esistenza, come perpetuazione della specie e come fonte di vita.

In The Tree of Life il Malick-pensiero si espande all’ennesima potenza ed attraversa l’infinito universo, si scende nelle profondità degli oceani, si scopre la meraviglia della vita fuoriuscita dal caos cellulare dei primordi per poi mutare in un neonato capace di diventare dispensatore di tanto amore quanto dolore, tutti gli attori coinvolti Brad Pitt, Jessica Chastain, Sean Penn e i tre giovanissimi non professionisti reclutati per l’occasione si lasciano guidare senza remora alcuna con performance che toccano picchi emotivi di altissimo livello.

Insomma se volete cimentarvi con una pellicola molto impegnativa, ma non proibitiva questa potrebbe essere l’occasione giusta, ma bisogna premettere che lo spessore è di altissimo profilo, il linguaggio non semplice e la carne al fuoco filosoficamente parlando è davvero molta, forse anche troppa, l’importante è evitare di mettersi a decrittare l’universo di Malick con i crismi del didattismo cinefilo, la pellicola vive di percezioni ed è viscerale e potente nel suo narrare in suggestioni, quindi briglia sciolta alle emozioni e siamo certi che il messaggio arriverà forte e chiaro.

Nelle sale dal 18 maggio 2011

Note di produzione: per lo spettacolare comparto effetti visivi Malick ha reclutato il veterano Douglas Trumbull noto per il suo lavoro sul cult di Kubrick 2001: Odissea nello spazio e Dan Glass. per lui all’attivo il sequel Matrix Reloaded e il cinefumetto V per Vendetta, mentre le musiche sono state composte dal francese Alexandre Desplat, per lui quattro nomination agli Oscar tra cui una per la colonna sonora del pluripremiato Il discorso del re.

Commenti (6)

  1. L’ho visto ieri, ma è un film che ha un’impatto visivo ed emotivo talmente forte che richiede almeno una seconda visione per poterlo comprendere a pieno!

  2. @ Massimo:
    concordo appieno, senza dubbio un film pregno di significato.

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