Shooter, recensione

di Pietro Ferraro 5

Bob Lee Swagger (Mark Wahlberg) è quello che in gergo si definisce un’arma letale, esperto cecchino, tiratore scelto del corpo dei marines, dopo aver perso un compagno sul campo, si congeda dall’esercito e si ritira a vita privata in un’isolata baita tra le montagne del Wyoming.

Il suo ritiro viene interrotto dalla visita della Sicurezza nazionale che gli parla di un probabile attentato pianificato ai danni del Presidente degli Stati Uniti. e che vedrà un cecchino attentare al presidente.

A Swagger viene chiesto di utilizzare la sua esperienza per anticipare le mosse  del tiratore e sorvegliare la zona della conferenza stampa presidenziale, Swagger accetta, ma le cose precipitano, il presidente viene quasi ucciso da un proiettile che sfiorandolo colpisce un’importante personalità religiosa.

Swagger si ritroverà ferito e braccato da polizia ed FBI, costretto ad una repentina fuga scoprirà di essere stato incastrato dagli stessi uomini che gli hanno affidato l’incarico.

Shooter è uno uno di quei film che sembrano destinati all’oblio dell’home video, un classico action usa e getta, invece già dai primi minuti si capisce che il regista Antoine Fuqua (Training Day, King Arthur) ha intenzione di sfruttare al meglio una commistione di thriller ed action, coadiuvato da un efficace e credibile protagonista.

Il film mantiene ben desta l’attenzione dello spettatore con un serrata caccia all’uomo  che poi, come in ogni buon revenge-movie, subirà un repentino cambio di fronte ai danni del villain della situazione e, in puro stile Rambo, le dori eccezionali del protagonista daranno il via ad un discreto bodycount e a sequenze action dotate di un sorprendente realismo.

Che siate amanti del genere oppure no, Shooter merita un ripescaggio che sia un passaggio televisivo o un noleggio, un film che va oltre la confezione di maniera, divertendo senza strafare.

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