King Arthur, recensione

di Pietro Ferraro 5

Lucius Artorious Castous (Clive Owen) il futuro Re Artù, è l’ultimo baluardo di difesa in Britannia per l’Impero romano, i cui estremi confini vengono messi in pericolo dalla tribù dei Woad, indigeni capeggiati dallo stregone Merlino (Stephen Dillane).

Artù difende strenuamnte i romani che abitano e transitano in quelle terre inospitali e pericolose, nella sua missione è assistito da un manipolo di valorosi guerrieri che insieme a lui dovranno scontare una sconfitta subita in passato, e proteggere l’Impero per quindici anni, ma proprio quando la pena sta per scadere da Roma arriva il Vescovo Germanius (Ivano Marescotti) che pretende un’ultima  pericolosissima missione in cambio dei preziosi salvacondotti per la libertà.

Artù e compagni saranno costretti loro malgrado a raggiungere un avamposto romano per  portare in salvo il dispotico Marius (Ken Stott), nobile romano che schiavizza e tortura i suoi servitori. Recuperato il nobile, sulla strada del ritorno Artù conoscerà la bella e coraggiosa Ginevra (Keira Knightley), guerriera Woad figlia di Merlino, e i nostri eroi dovranno fare una scelta, seguire l’istinto di proteggere la propria terra o continuare a servire gli invasori romani.

Il produttore Jerry Bruckhemeir mette mano alla leggenda di Re Artù e gli da una  divertente e coinvolgente impronta action, come nel suo stile, sfornando un epico popcorn-movie dove Artù ha il carisma di Rambo e i cavalieri ella tavola rotonda sembrano usciti da un videogame.

Quindi sorvoliamo sull’incipit che ci racconta che il film è basato su ritrovamenti  archeologici ed ha una base storica, insomma questa è Hollywood mica il British  Museum, e concentriamoci sull’aspetto che più interessa a Bruckheimer e soci, l’intrattenimento puro, ed è a questo punto che King Arthur sfodera le sue carte migliori.

Intanto un regista muscolare, l’Antoine Fuqua che ci ha regalato due gioielli del calibro di Training day e il più recente e sottovalutato Shooter, a cui va aggiunto tutto il repertorio ipercinetico delle produzioni made in Bruckheimer, action all’ennesima potenza, epica quasi supereoistica, personaggi cartoonizzati al limite del fumetto, e una messinscena tra uno spettacolo di Las Vegas e un’attrazione da parco a tema,

Insomma questo è il cinema di Bruckheimer, e qui tutto il suo il repertorio torna in una dinamica versione epico-fumettistica che sinceramente non ci dispiace, basta solo rendersi conto che questo è un popcorn-movie, un cinema che ci ha divertiti in più di un’occasione, fatto per far gioire gli occhi e sobillare gli istinti di fanciullo,  quindi se volete un Re Artù decisamente diverso dall’icona storico-cinematografica di sempre, siete disposti a sorvolare su alcune acrobatiche licenze storiche, questo è il film giusto per un paio d’ore all’insegna del divertimento e dove la noia è bandita dallo schermo.

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