Settimo comandamento: incubi dal futuro

di Redazione 3

Un’inquietante Genova di un cupo e orwelliano futuro, il diverso come virus da debellare, una donna uccisa, un colpevole che non pagherà e due poliziotti alla ricerca di un innocente già condannato.

Settimo comandamento, diretto da Marco Bertora, vive di suggestioni cinefile infinite, si ciba di cult che hanno, a partire dal nichilista Orwell 1984, creato un vero e proprio genere, che con Arancia meccanica, passando per i più recenti Equilibrium e V per vendetta descrivono un cupo futuro creato per pochi, in cui i molti soccombono alla legge del più forte.

Tecnicamente ineccepibile, ottimo il montaggio, adeguata la colonna sonora, ottima la location, Genova con i suoi vicoli senza tempo ben si presta ad una futuristica collocazione aumentando quel senso di claustrofobia che già trasmette la cupa fotografia.

Punto dolente recitazione e dialoghi, la indubbia qualità tecnica di questo corto viene però minata da una interpretazione degli attori che lascia molto a desiderare, troppo enfatica e tronfia, questo peggiorato da una serie di dialoghi infarciti di retorica che se in film come Arancia meccanica attraverso un gergo, quello dei Drughi, assumevano un tono surreale e sarcasticamente fascinoso, qui sembrano avere lo scopo di impartire una lezione moralista sul bene e sul male con principi e conclusioni così nette da lasciare alquanto perplessi.

L’intento di denuncia e il palese impegno nel difendere e portare avanti un messaggio importante come quello contro il razzismo si infrange sulle ridondanti frasi dei poliziotti e dell’ispettore, che assumono i toni di ridicola propaganda d’altri tempi, che, se già oggi risultano particolarmente esagerate, pensiamo in un eventuale futuro oscuro e nichilista che sia.

Commenti (3)

  1. sono marco bertora regista di settimo comandamento…colgo semplicemente l’occasione per ringraziarvi per questa piccola ma soddisfacente visibilità che ci avete dato sul vostro sito…la vostra critica mi ha fatto davvero piacere, soprattutto quella diciamo più negativa, anche se, a mio parere, con la dovuta intelligenza non esiste mai una critica negativa; la chiamerei “costruttiva” o se piace di più “obiettiva”….chi esprime certe idee deve essere sempre pronto a mettersi in discussione ed è per questo che sono rimasto stupito dalle parole che avete usato…sono le stesse che uso io quando encora mi capita di far vedere il corto a qualcuno….conosco perfettamente le mancanze evidenti che saltano all’occhio dello spettatore…sono mancanze dovute alla quasi nulla esperienza nel campo del cinema…speriamo di affinare col tempo certi aspetti, soprattutto tecnici perchè le idee ci sono e di questo ne sono convinto….vi ringrazio ancora e spero di sentirvi presto….buon lavoro…

  2. @ marco bertora:
    Ciao Marco,
    grazie a te per averci letto. Colgo l’occasione per dire anche a te ciò che dico ai tuoi colleghi che ci hanno contattato: il migliore modo per ringraziarci è quello di continuare a lavorare, sperimentare e amare il cinema, oltre a venirci a trovare più spesso, magari per confrontare le proprie idee.
    Buona giornata!

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