Ruggine, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 2

In un città del nord Italia alla fine degli anni settanta scopriamo un quartiere di periferia abitato da immigrati meridionali, durante l’ennesima afosa estate una banda di ragazzini capeggiata dal siciliano Carmine scorrazza in cerca di guai, scontrandosi con altre piccole bande, giocando tra rottami di automobili e trasformando due vechi silos arruginiti in un luogo di ritrovo dove giocare a fare i grandi e riempire le lunghe e interminabili giornate. Purtroppo quell’estate non sarà come le altre, perchè porterà nel quartiere un male che è ancora sconosciuto per Carmine e i suoi amici, un male sinistro ed ambiguo celato in un nuovo medico, il dottor Boldrini (Filippo Timi), che dietro un fare elegante ed aristocratico che trasmette soggezione cela un mostro pronto a colpire e che sceglierà come agnello sacrificale al suo bestiale ed atavico istinto Rosalia, la sorella di Carmine che l’uomo rapirà scaraventando Carmine e i suoi piccoli amici, Sandro, Cinzia, Betta, Andrea e Tonio nello spietato mondo degli adulti.

Trent’anni dopo ritroviamo tre di quei ragazzini Carmine (Valerio Mastandrea), Sandro (Stefano Accorsi) e Cinzia (Valeria Solarino), tre adulti alle prese con un passato che incombe, un presente che affligge e un futuro troppo incerto per regalare qualche speranza. Carmine pieno di rabbia passa il suo tempo a bere cercando di sopire un rancore che lo sta divorando, Sandro che ora è padre si rifugia in un mondo infantile da cui è stato strappato sin troppo presto, mentre Cinzia lascia che sia la routine ad intorpidirne il quotidiano, ma per tutti e tre quell’estate di violenza ed orrore tornerà prepotentemente a minare ancora una volta le loro esistenze.

Indubbio il coraggio del regista Daniele Gaglianone, qui alla sua quarta regia, nel voler trattare un tema irto di ostacoli emotivi come la pedofilia, un cancro ormai in metastasi dell’odierna società che troppo spesso ci svela mostri così terrificanti ed inaspettati da lasciare attoniti, ma la bravura di Gaglianone sta nel lasciare l’orrore fuori campo fornendolo allo spettatore a piccole, ma incisive dosi attraverso una suggestiva regia che dimostra di saper cogliere e sfruttare appieno le notevoli perfomance di tutto il cast, filtrandole attraverso il noir che è un genere trasversale che si presta sin troppo bene, come in questo caso a delineare personaggi tormentati e vite segnate sull’orlo del baratro e nonostante una narrazione dai fisiologici tempi dilatati, in Ruggine ci sono tecnica, stile e personalità a testimoniare un indubbio talento registico per un suggestivo noir metropolitano con l’anima.

Nelle sale a partire dal 2 settembre 2011

Note di produzione: il film partecipa alla sessantottesima edizione del Festival di Venezia.

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