La nostra vita, recensione

di Pietro Ferraro 5

Claudio ( Elio Germano) è un operaio trentenne che lavora nell’edilizia e vive alla periferia di Roma, in lui è ben radicato il senso della famiglia ed è per questo che con la bella moglie Elena (Isabella Ragonese) ne ha costruita una fatta di piccole soddisfazioni quotidiane e gesti di un amore genuino con cui crescere due figli e sperare in un futuro per il terzo in arrivo.

La vita di Claudio ed Elena scorre sui binari di una quotidianità in cui si confondono piccole perle di tranquillità goduta, con i pensieri e il bisogno impellente di arrivare a fine mese, centellinando le poche risorse affinchè, a piccole dosi,ci si possa togliere qualche sfizio, magari un mobile per il salotto, la tv nuova o una vacanza sognata da anni, per una rigenerante fuga da Last minute.

Come spesso accade la vita però ha ben altri piani e così Elena muore per delle complicazioni post-parto e Claudio perde il suo punto di riferimento, ritrovandosi perduto e incapace di riempire una voragine di dolore troppo grande e troppo profonda, così i suoi figli riceveranno un surplus di amore e attenzioni che porteranno Claudio verso una sorta di patologico tentativo di compensazione materiale, sia della figura materna che della moglie perduta.

Claudio e i suoi figli non dovranno più rinunciare a nulla, loro dovranno avere tutto e lo dovranno avere subito, perchè la vita è breve e il tempo scorre inesorabile, così Claudio farà il passo più lungo della gamba e si troverà invischiato in un affare più grande di lui che lo porterà ben presto sull’orlo del baratro.

A quattro anni da Mio fratello è figlio unico Daniele Lucchetti torna ad esplorare la periferia romana con tratti ancor più dolenti. La nostra vita, presentato quest’anno in concorso al Festival di Cannes, sfoggia un cast affiatato e una regia attenta a cogliere le emozioni portate in superficie da un intenso Elio Germano, che dimostra per l’ennesima volta la sua innata capacità di metabolizzare e trasmettere emozioni forti senza bisogno di alcun filtro, in un coinvolgente mix di spontaneità e recitazione che danno alle sue interpretazioni un surplus di credibilità.

Con La nostra vita Lucchetti ammicca ad un cinema che fu, provando a spiegarci che il proletariato come lo si intendeva una volta non esiste più, si è involuto in qualcosa d’altro, ha perso molti dei valori primari che una volta ruotavano intorno a famiglia e lavoro, tutti i personaggi che popolano il microcosmo in cui si muove il protagonista ci raccontano di una realtà che potremo ritrovare in molte città italiane, in cui tra molti che sopravvivono, alcuni vivono perennemente al di sopra delle proprie possibilità, sempre in cerca del guadagno facile e soprattutto veloce.

La nostra vita colpisce nel segno ed emoziona, grazie ad un cast affiatato, una regia solida ed un protagonista in parte che impreziosce tutta la messinscena, mostrandoci finalmente un cinema italiano d’alto profilo, che affonda le proprie radici nel passato, ben consapevole del presente, e soprattutto capace di coniugare contenuti e spessore, con il tanto vituperato intrattenimento.

Commenti (5)

  1. Spedito alle Sunday 23 May 2010 17:19 IP 79.7.61.223 Abbiamo visto “ La nostra vita “ regia di Daniele Lucchetti.
    Esiste in Italia una generazione di registi fragili, due o tre volte nella carriera realizzano film anche importanti, ma spesso fanno film modesti, inconcludenti, purtoppo inutili. Verrebbe naturale chiedere a Lucchetti, ma con la difficoltà che c’è in Italia di fare un film, con i tempi biblici dall’idea alla realizzazione, con teste ( tra regia, sceneggiatori, produttori ) degne di tale nome, è possibile mai non rendersi conto che si sta pensando ad una storia e a una fotografia dell’Italia di oggi così leggera, priva di pathos, priva di reale analisi critica e di cattiveria ? Cosa si apprende in questo film di nuovo o di originale ? Che c’è la cassa integrazione ? Che i Sindacati sono scomparsi ? Che gli italiani sono brava gente ma un po’ razzista ? Che pensano solo ai soldi ? Che c’è un’illegalità strutturale ? Che gli extracomunitari sanno vivere meglio di noi pur subendo soprusi ? Che rimuoviamo l’idea della morte ? E che alla fine, l’unica cosa su cui si può contare è la famiglia ? Traetene voi le conclusioni. Scusate una digressione, certi francesi devono essere proprio perfidi nei confronti del cinema italiano, se invitano in gara a Cannes un film del genere. Non è la prima volta che ci fanno uno scherzo di questo tipo. Altrimenti possiamo pensare che in giro per il mondo c’è veramente poco cinema.
    Lucchetti è regista di una decina di film, alcuni riusciti altri poco efficaci o insignificanti. Il suo più noto è “ Il portaborse “ in cui la presenza di Moretti ( spesso ingombrante per i giovani registi ) offusca la regia. Ha iniziato come assistente nel film “ Bianca “ e quindi aiuto regista in “ La messa è finita “. Il suo primo film è “ Domani accadrà “ del 1988. “ La Scuola “ e “ Mio fratello è figlio unico “ sono i suoi film più significativi. “. “ Arriva la bufera “, “ Dillo con parole mie “ i meno riusciti.
    Daniele Luchetti ha dichiarato all’uscita del film: “ Abbiamo valutato anche l’idea di raccontare per chi vota il nostro protagonista, le sue passioni politiche, ma il film si sarebbe impoverito facendo un discorso troppo diretto. Diciamo che è un film politico a posteriori, che fa trarre un ragionamento sulla condizione del nostro paese. In un’altra occasione ho citato una lettera di Chekov, in cui l’autore diceva che l’artista non deve prendere posizione, ma fare le associazioni giuste in un racconto. E’ quello che ho cercato di fare e spero che permetta di far nascere un ragionamento politico “. Forse Lucchetti e gli sceneggiatori Rulli e Petraglia si sono dimenticati delle analisi di Marx, del termine lumpenproletariat e del testo Grundrisse.
    Ma raccontiamo la storia, Claudio ( un sempre più convincente Elio Germano ) è un capo operaio edile trentenne, lavora nei cantieri della periferia romana dove ci sono solo extracomunitari illegali e tutto è “ in nero “ e nell’illegalità, come da cronaca giornalistica quotidiana. E’ sposato con Elena ( Isabella Aragonese, stretta in una parte troppo piccola ) e hanno due figli, un terzo è in arrivo. Claudio è un ‘ bravo giovane ‘, affettuoso con la famiglia, gran lavoratore e marito innamorato. Ha un fratello un po’ tontolone ( Raul Bova ), una sorella ( Stefania Montorsi ) più grande, sposata, cassaintegrata, sempre sorridente e istintivamente chioccia nei confronti dei due fratelli; ed ha un amico nel palazzo, un pusher sulla sedia a rotelle che vive con una senegalese e mostra una calma serafica sia quando è pestato per motivi di droga che quando va a messa portandosi i figli di Claudio ( Luca Zingaretti, in un ruolo differente dal solito, ma sempre piacione ) . Questa presentazione dei personaggi, non è noiosa, ma dura circa mezz’ora. D’un tratto la moglie ( forse un po’ tutto troppo preparato ) mentre sta dando alla luce il piccolo Vasco, muore. Claudio è incapace di accettare il dolore, non riesce a elaborarlo; istintivamente si mette in testa di dover risarcire i figli della perdita della madre: vuole comprargli tutte quello che desiderano. Ma non ha i soldi e allora si infila in un affare troppo grosso, si prende il subappalto di una intera palazzina da costruire. Ma tutto inizia ad andare storto, deve farsi prestare dei soldi, prima dall’amico pusher, poi dai fratelli, si trasforma rapidamente diventando inaffidabile, bugiardo, disperato anche un po’ razzista. Ma alla fine riesce a uscirne fuori, rimanendo sempre povero e sembra senza aver imparato la lezione.
    “ La nostra vita “ non è precisamente una Commedia né tantomeno un film politico. E’ un film piccolo con delle intenzioni importanti, ci racconta in modo distaccato il mondo delle nuove periferie romane, la vita dei giovani proletari e non solo; quel mondo fatto di centri commerciali, di televisori sempre più grandi, di extracomunitari sofferenti e di un tessuto familiare – nonostante tutto – che resiste in quanto trovato e non cercato: una classe proletaria senza nessuna identità sociale, senza alcuna coscienza civile e distante anni luce proprio da coloro che li vogliono raccontare. E questo è anche il solito difetto del cinema italiano, che se ne sta più chiuso nei propri gruppi culturali piuttosto che vivere la strada. La scelta di Lucchetti è di raccontare persone senza dare alcun giudizio, ma riconoscendo oggettivamente la difficoltà del vivere, di emanciparsi; una visione forse troppo borghese e involontariamente ottimista. Il gruppo di lavoro è composto dai soliti bravi professionisti, Rulli e Petraglia alla sceneggiatura, Claudio Collepiccolo alla fotografia, Basili alle scenografie, Piersanti alle musiche. Il cast d’attori è ben scelto però all’interno di dinamiche un po’ preconfezionate.

  2. la nostra vita colpisce nel segno e funziona???? ma chi diavolo ha scritto questa recenzione??? un esperto di film o uno studioso di gomme da masticare??? certo che basta proprio sbatterci un dialetto romano e tre sfigati che recitano la parte dei Vinti (un po’ alla Verga) e noi italiani dichiariamo che il film commuove. Ma fatemi il piacere! Raul Bova ormai si è ammosciato con i vari Moccia Movies, e comunque la sceneggiatura è scontata e banale.
    La verità è che basta leggere Cannes e il nostro giudizio critico (come il giudizio del recensore, davvero poco professionale) è inesorabilmente influenzato. a volte alcuni parametri sono soggettivi, ma La Nostra Vita è oggettivamente un film da stroncare.

  3. @ Daniele:
    Complimenti per ‘l’obiettività’ e la ‘professionalità’ con cui giudichi il lavoro altrui e da portatore di verità assolute sciorini un giudizio astioso che nasconde malcelato razzismo nei confronti di una pellicola e di una performance, quella di Elio Germano di rara intensità, per il resto che posso dire se non evita di parlare di professionalità in un commento in cui non se ne scorge neanche l’ombra.

    E visto che qui tutti i punti di vista sono ben accetti anche quelli poco educati, un saluto e grazie del commento molto ‘professionale’.

  4. @ Daniele:
    Caro Daniele, partendo dal presupposto che non è mai ammissibile l’offesa al lavoro di chiunque, sinceramente, dopo aver letto il tuo commento, non ho minimamente capito di cosa stai parlando.
    In questo spazio si commentano i film e nel tuo intervento non c’è alcun riferimento alla pellicola ma solo le tue opinioni personali sul fatto che il film sia da stroncare, condite da citazioni quantomeno fuori luogo (vedi Verga e Moccia).
    Speranzoso di leggere un tuo commento più articolato al film che mi faccia, e ci faccia capire perchè lo consideri tanto negativamente (non dico del livello della recensione visto che tu sicuramente non sei un recensore ma almeno che abbia un senso conpiuto) ti rinnovo l’invito a non offendere il lavoro degli altri.
    Un saluto!
    Ip

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