Mio fratello è figlio unico, recensione

di Pietro Ferraro 10

la-locandina-di-mio-fratello-e-figlio-unico-39615Antonio Benassi ( Elio Germano) detto Accio, a dodici anni sente una sorta di vocazione pr il prossimo suo e pensa, sbagliando, che il seminario sia la strada giusta per realizzare la sua volontà altruista.

Dopo aver abbandonato l’idea dell’abito talare e in cerca di un’identità e punti di riferimento che la sua famiglia, pur volenterosa, non riesce a dargli, si lascia fuorviare dalla figura di un venditore ambulante politicamente destrorso, Mario (Luca Zingaretti), che lo convince ad iscriversi al Movimento Sociale Italiano, diventando così la sua figura maschile di riferimento.

Manrico Benassi, fratello maggiore di Accio, è invece il fratellone scomodo, quello che piace troppo alle ragazze, idolatrato in famiglia e impegnato politicamente, ma dal versante opposto a quello di Accio,  Manrico è un comunista convinto e forse anche troppo, perchè questa sua convinzione degenererà ben presto nell’estremismo, e lo porterà inevitabilmente verso la famigerata lotta armata.

Due fratelli all’apparenza diversi, in realtà l’uno riflesso dell’altro, due idee politiche entrambe deviate ed estremizzate, il regista Daniele Luchetti con Mio fratello è figlio unico utilizza il melò familiare per affrescare un periodo storico-politico che ancora oggi rappresenta una  ferita ancora aperta per il nostro paese, ma lo fa con un tocco talmente leggero e al contempo efficace da indorare con sorprendente raffinatezza l’amara pillola ideologica.

Il cast è molto coinvolto e si vede, un pò perche la politica e il periodo in questione hanno sempre appassionato, un pò perchè Luchetti ha miscelato con arguzia giovani talenti e veterani, rendendo il quadro d’insieme ben amalgamato e regalandoci piccole perle di recitazione come l’impetuoso Accio ragazzino del sorprendente Vittorio Emanuele Propizio e la dolce, volitiva e disperata madre di Angela Finocchiaro.

Un libro di Antonio Pennacchi, Il fasciocomunista, un dramma familiare e il sessantotto visto tra le pareti casalinghe invece che nelle  piazze o nei palazzi di potere, un’idea vincente e intrigante che forse con un cast meno azzeccato avrebbe perso sicuramente dei punti, ma così com’è rimane un film assolutamente da non perdere.

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