Recensione: W.

di Massimiliano Miano 3

“Sarebbe assurdo se W., il film di Oliver Stone su George W. Bush, non uscisse nelle sale cinematografiche italiane”.

Questo il commento del direttore del Torino Film Festival, sulla pellicola che ha aperto la 26ma edizione. Come dicevamo nel nostro punto giornaliero del 22 novembre, Il film di Stone ha avuto un percorso travagliato, un budget modesto ed una casa di produzione e distribuzione statunitense indipendente, proprio per il ritratto demenziale che si da ad un presidente degli Stati Uniti, seppur uscente, ma tuttora in carica.

Una pellicola anticipatamente rifiutata da festival maggiori come quello di Venezia e di Roma; se vogliamo, a detta di molti, una censura “in diretta”, ma secondo Gianluigi Rondi, le cose non stanno proprio così:

La produzione statunitense ha cortesemente risposto di non poter accettare il nostro invito a partecipare al festival di Roma, senza per altro fornire spiegazioni. Come ho potuto poi constare, W. ha evidentemente preferito partecipare all’evento di Londra”.

Ed i “rifiuti” dei più grandi, avvantaggiano sempre i più piccoli. E così il Torino Film Festival lancia la sfida con uno dei più scottanti e discussi film dell’anno.

Laureato a Yale, figlio trapiantato del Texas, ex alcolizzato, neo convertito. Gorge W. Bush, è stato molte cose ma fondamentalmente è stato un fan del baseball. Ha sempre apprezzato l’eleganza di questo sport, rispettandone sicuramente la natura ambivalente legata all’abilità e alla fortuna.

Se le cose fossero andate diversamente, avrebbe sfruttato la comproprietà dei Texas Rangers per diventare presidente di lega del campionato di baseball. Sfortunatamente, ha dovuto accontentarsi di un altro lavoro: quello di presidente degli Stati Uniti d’America.

Per chi non ha visto il film, può sembrare così, ma purtroppo il regista ha voluto dare un ritratto distorto ed ingeneroso del personaggio, etichettandolo sottoforma di alcolizzato, ignorante, quasi incapace di intendere e volere.

Si sa, lo vediamo in casa nostra, come in tutte le democrazie, buttare fango sulla politica crea ricchezza e fama internazionale. Ma Oliver Stone aveva bisogno di tutto ciò? Il pubblico avrebbe apprezzato un’immagine più reale e bipartisan, con i suoi pregi e difetti, meriti e demeriti, ma pur sempre veritiera. Lo consta il fatto che a riscaldare i locali del teatro Regio, in un freddoloso venerdì tardo autunnale, non erano certo i tiepidi applausi rivolti alla pellicola.

Attenderemo di vedere dall’occhio maestro Oliver Stone, un ritratto glorioso del prossimo presidente degli Stati Uniti, per la gioia dei prossimi Torino Film Festival, e chissà, anche di Nanni Moretti. Fiat lux….et lux fuit!

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