Moon, recensione

di Pietro Ferraro 4

 La Terra sta andando incontro ad un sempre più insostenibile problema energetico, ci vorrebbe una fonte di energia non inquinante che oltre a rallentare la degenerazione del clima e le sue devastanti conseguenze, possa permettere scorte inesauribili, cosi la Lunar Industries multinazionale dalle incredibili risorse punta alla Luna.

Si perchè è proprio dalla Luna che arriverà la salvezza, è infatti dalla sua superficie che verrà estratto il prezioso e rarissimo Elio 3, una fonte di energia non  inquinante, e così dopo aver installato una base spaziale per sfruttare l’immenso giacimento, la società ingaggia astronauti/operai/manutentori con un contratto triennale per sorvegliare e portare avanti lo sfruttamento del giacimento.

Per sorvegliare la base e l’estrazione basta un solo operaio alla volta e Sam Bell (Sam Rockwell) è l’ultimo astronauta reclutato, il suo contratto sta per scadere, mancano solo due settimane alla partenza, Bell ha una moglie, e una figlia che lo attendono sulla Terra. Purtroppo l’isolamento totale, l’uomo comunica solo con un robot tuttofare di nome Gerty e a causa di un guasto alle comunicazioni può solo ricevere e inviare messaggi registrati, comincia a far vacillare la sua mente.

Dopo una sorta di vivida allucinazione che lo porta ad un ferimento accidentale, Bell durante una delle sue ricognizioni esterne subisce un incidente molto grave, al suo risveglio in infermeria non ricorderà quasi nulla dell’accaduto, e durante la sua convalescenza comincerà a sospettare che la Compagnia gli nasconda qualcosa.

Così durante l’ennesima uscita scoprirà che nel veicolo con cui ha avuto l’incidente c’è un uomo in fin di vita, Bell lo porterà alla base per curarlo scoprendo così di non essere l’unico uomo presente nel complesso lunare, sarà solo l’ennesima allucinazione o quell’uomo esiste davvero?

Davvero sorprendente questo piccolo film indipendente carico di contenuti e così ben recitato da far dimenticare la claustrofobica location e l’unico protagonista, il bravissimo Sam Rockwell, quale scelta migliore per un’incursione nello straniante e nel surreale, basta dare un’occhiata al sorprendente Soffocare per rendersi conto che la scelta non è stata affatto casuale.

Il talentuoso regista esordiente Duncan Jones, figlio del cantante David Bowie, dopo il cortometraggio sci-fi Whistle del 2002,  esordisce sul grande schermo con questo Moon, anomalo thriller-fantascientifico in cui mostra una padronanza del mezzo tecnico davvero straordinaria, che unita alla performance di Rockwell, trasformano una piccola opera indipendente in una suggestiva incursione in un futuro disturbante, mettendo sul piatto una serie impressionante di tematiche inquietanti e tristemente attuali.

Abbiamo volutamente evitato di raccontarvi il film, l’incipit e solo una descrizione del prologo, volevamo evitare di rovinare l’escalation emotiva di uno script mai scontato, intenso e che centellina abilmente gli accadimenti utilizzando una tensione rarefatta, ma incredibilmente incisiva.

Certo la domanda sorge spontanea, se non ci fosse stato Rockwell nel cast il film avrebbe funzionato così bene? Nonostante il talento di Jones pensiamo proprio di no, ma visto che Sam c’è, non resta che godercelo in questo assolo da antologia.

Commenti (4)

  1. Non credo che avrebbe funzionato così bene senza rockweel, ho letto che jones pensava proprio a lui quando ha steso il soggetto. Anche a me è piaciuto molto, un gioiellino che fa consolare, omaggia i classici svelando una sua personalità e lasciando molti perché, penalizzato a quanto pare da una pessima distribuzione 🙂
    la mia recensione qui

  2. @ recenso:
    Stendiamo un velo pietoso sulla distribuzione 🙂 questo è uno di quei film che avrà il suo pubblico e la giusta visibilità una volta distribuito in DVD, a noi non resta che invogliare a vederlo in sala nonostante la grande distribuzione punti su altro.

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