Le nuove comiche, recensione

di Pietro Ferraro 3

1990, il regista Neri Parenti grande amante del cinema muto americano e delle sue tipiche gag fisiche di cui infarcisce i suoi film, omaggiando di volta in volta Buster Keaton piuttosto che Charlie Chaplin, dopo aver inserito per anni massicce dosi di queste dinamiche con un surplus sia nello spassoso Ho vinto la lotteria di Capodanno che nel dittico Scuola di ladri, decide di fare il grande salto e riportare in toto sullo schermo, con un’operazione non priva di rischi, la formula comica originale puntando su una coppia di attori protagonisti assoluti con gag a profusione e scenette legate da un filo di trama, insomma il classico repertorio che ha fatto la fortuna di grandi coppie come Stan Laurel e Oliver Hardy alias Stanlio & Ollio.

Parenti conosce il genere e da buon veterano ne attualizza le dinamiche quel tanto che basta per renderle fruibili al pubblico odierno e scegli due personaggi ad hoc senza puntare sulle diversa connotazione fisica, anzi cercando una compatibilià proprio nella fisicità e riconoscibilità. La scelta cade su Paolo Vilaggio che con il suo Fantozzi ha fatto di ingombrante fisicità spassosa virtù e di quel cinema che ha ispirato Parenti un segno distintivo della sua filmografia, e Renato Pozzetto che se pur lontano dalla comicità del collega Villaggio e puntando sul grande schermo a personaggi dalla vis comica più surreale che fisica, ripesca il suo repertorio degli esordi da cabaret televisivo con l’amico e collega Cochi Ponzoni per diventare ottimo complemento al fantozziano partner.

Il primo film della trilogia, Le comiche cavalca l’onda della coppia inedita che a suo modo funziona pur non entusiasmando, e ad un impianto narrativo esile esile che comunque riesce a collegare i vari episodi con una certa coerenza almeno visiva, come peraltro accade con Le comiche 2 che segue di pari passo la trama del primo, sempre episodi che vedono la coppia inpegnata in diversi ruoli/mestieri, dai metronotte agli infermieri, ma la formula comincia a perdere smalto, smalto che in realtà già andava scemando durante il primo capitolo.

E se i primi due capitoli a loro modo avevano un minimo di perchè, il terzo Le nuove comiche è girato all’insegna dell’operazione commerciale tout-court, si cerca di sfruttare una formula ormai giunta al suo limite estremo e che non avrebbe neanche richiesto un secondo capitolo, i protagonisti latitano, la coesione tra un episodio l’altro è davvero troppo labile, ne esce un prodotto troppo light, più televisivo del solito, coincidenza vuole che sarà proprio una tv ad innnescare la girandola di eventi che porteranno i nostri eroi a vestire di volta in volta i panni di pasticcioni elettricisti, fantozziani campeggiatori, improbabili guardie del corpo e via discorrendo.

Le nuove comiche chiude malamente una trilogia palesemente tirata per le lunghe, un film sarebbe stato più che sufficiente, ma come si sa il botteghino detta legge e l’idea va sfruttata oltremodo, per quanto trita possa apparire sino a che il pubblico saturo non fugge dalle sale a gambe levate.

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