Il quarto tipo, recensione

la-locandina-italiana-de-il-quarto-tipo-137697

La psicologa Abigail Tyler (Milla Jovovich)  racconta la sua esperienza di vittima di rapimenti alieni, prima accusa un intruso alieno di aver ucciso il marito, poi scopre in alcuni suoi pazienti strani disturbi del sonno collegati da inquietanti coincidenze.

Seguirà la morte di uno dei suoi pazienti che dopo una seduta di ipnosi ucciderà la famiglia e si toglierà la vita, e il ferimento di un altro, episodi seguiti a breve dalla scomparsa della figlia della Tyler, mai più ritrovata e che la donna sostiene esere stata rapita dagli alieni, e cosa più raccapricciante di tutto, questo delirio sembrerebbe tratto da una storia vera.

Cominciamo col dire che chi scrive non è uno scettico tout-court, tutt’altro, l’Ufologia presa nella sua connotazione più scientifica ha un suo perchè, con tanto di teorie, studi e dati rispettabilissimi.

La parte più insostenibile dell’Ufologia, priva di alcuna prova minimamente confutabile, è proprio la millantata esperienza del cosiddetto quarto tipo, cioè quella che riguarda i rapimenti da parte di alieni di soggetti umani, prelievi solitamente notturni, seguiti da viaggio interspaziale con tanto di teletrasporto, e omini grigi che giocano all’allegro chirurgo.

Il regista Olatunde Osunsanmi ci propone uno strano ibrido tra docufiction e thriller con inserti tratti da documenti reali, per raccontarci di una psichiatra  affetta da palesi turbe mentali che sostiene di essere stata rapita dagli alieni ed aver scoperto, che anche altri suoi concittadini, nonchè suoi pazienti, avrebbero subito egual sorte.

Se questa pellicola avesse affrontato la vicenda della Tyler drammatizzando ad hoc gli eventi, proponendoceli come all’epoca fece Robert Liebermann con il suo Bagliori nel buio, il miglior film a disposizione sul tema, tutti, spettatori compresi, ne avrebbero tratto giovamento.

Invece il regista cavalca la moda del reality, non avendo neanche il talento e l’esperienza necessari, con massicci innesti di immagini traballanti, comparando e sovrapponendo sequenze di diversa provenienza, mostrandoci filmati assurdi che sembrano riprese di un esorcismo fatto in casa, e quello che più stupisce e che pretende di rendere credibile il tutto, mettendo in bella mostra la vera protagonista dei tragici eventi devastata dagli psicofarmaci, e a cui nessuno dotato di un minimo di buon senso, potrebbe mai dare un minimo di credibilità.

Il film ha un effetto davvero paradossale, speriamo in cuor nostro che il regista inconsciamente o di proposito l’abbia voluto, quello di distruggere ogni parvenza di credibilità nel fenomeno dei rapimenti alieni, ogni prova tangibile messa in mostra sul grande schermo, parliamo dei famigerati documenti video, è insostenibile e palesa gli evidenti  limiti di studi, ricerche e di tutta la sconfinata bibliografia sfornata in questi anni, basati solo ed esclusivamente su testimonianze di singoli soggetti a cui si dovrebbe credere a prescindere.

Il quarto tipo si dimostra non solo visivamente confusionario e debole, a parte qualche schiamazzo sistemato ad hoc onde evitare il coma profondo della platea, ma spreca un’ottima protagonista e due caratteristi di gran lusso come Elia Koteas e Will Patton, quest’ultimo perennemente sull’orlo di una crisi di nervi, e visto l’andazzo del film capiamo il perchè.

Il quarto tipo è una delusione su tutti i fronti, il regista è cosi impegnato a dimostrarci che la sua pellicola è basata su fatti reali da dimenticare di darle un minimo di spessore e struttura, insomma inutile nascondere che siamo davvero al limite del sostenibile.