Tra le nuvole, recensione

di Pietro Ferraro 7

Il mondo di  Ryan Bingham (George Clooney) è in perpetuo movimento e scandito da check-in, bagaglio a mano, stanze d’albergo e voli di linea che lo portano in giro per gli States a tagliare teste, si perchè il lavoro di Ryan è  occuparsi di tagli al personale, trasformare persone in numeri, dati, statistiche e poi tagliare, cancellare, ridimensionare.

Ottimizzare, ottimizzare e ancora ottimizzare null’altro ha importanza, così il lavoro di Ryan inevitabilmente ne  influenza il modus vivendi e l’approccio con il prossimo e il quotidiano, Ryan non è però un burbero passacarte, tutt’altro, fascinoso e dotato di uno sferzante cinismo riesce a tenere a bada sentimenti ed emozioni, pulsioni emotive che potrebbero comprometterne la neutralità.

Ryan però non ha fatto i conti con le caotiche variabili del destino che arriveranno ad incrinarne le certezze, la possibilità di non viaggiare più causa nuovo tecnologico escamotage vagliato dalla sua azienda che lo condannerebbe ad un posto sedentario, e l’incontro, tanto intrigante quanto surreale, con una donna che condivide con lui lo stile di vita e un certo egocentrismo pianificatore, frequentazione che lo porterà inevitabilmente a riflettere su stesso, e a vagliare uno stile di vita alternativo.

Con l’intrigante Tra le nuvole il regista Jason Reitman prosegue la sua escalation  in positivo che dopo lo spassoso Juno, torna alle atmosfere e agli intenti del suo esordio del 2005 Thank you for smoking con un memorabile Aaron Eckhart, esplorando stavolta con meno cinismo, ma sempre con un sottile e sferzante ironia, un’altra figura professionale decisamente scomoda e molto poco politically correct, che però il fascino sornione di Clooney smussa oltremodo.

Tra le nuvole pur se meno incisivo e cattivo dell’esordio di Reitman conquista dalla prima all’ultima inquadratura, grazie ad una regia sempre attenta ad accompagnare un Clooney che sembra aver raggiunto ormai una totale consapevolezza di sè, consapevolezza che gli permette ora di lavorare su nuove e intriganti sfumature, senza ricorrere troppo al ghigno che strega o allo sguardo sciupafemmine che ne hanno segnato gli esordi e decretato il successo.

Commenti (7)

  1. Il film è bello e ben costruito. Condivido in massima parte quanto scritto nella bella recensione appena letta. La crisi che ha colpito l’America è in alcuni momenti protagonista, in altri sono il contorno per dare la possibilità al protagonista di compiere il proprio viaggio interiore e passare da uno stile di vita ad un altro, magari un po’ meno cinico ma sicuramente più consapevole.

  2. @ Fabrizio:
    Pienamente d’accordo, grazie per il commento 🙂

  3. Film noioso e confuso nei contenuti. Una delusione assoluta. In mezzo alla desolante macelleria sociale il problema sembra essere se tra Clooney e Farmiga possa esserci una serena vita di coppia: allucinante. E la giovane decide di cambiare lavoro quando una donna da lei licenziata si suicida: e tutti gli altri ? Superficiale e inconcludente.

  4. Non è certo un film da oscar… ma demolirlo così mi sembra troppo… prima di tutto non è per niente confuso. per quanto mi riguarda è stata comunque una visione piacevole, a tratti anche divertente.

  5. Perchè l’unica suicida è di colore? Forse perché è intesa come fascia più debole?
    Ponendomi questa domanda pensavo di avere un pensiero non razzista.
    Riflettendo, se la suicida fosse stata bianca non mi sarei posto la stessa domanda?
    Il mio pensiero non razzista è risultato essere condizionato da sottili pregiudizi, per il fatto di aver pensato una differenza sociale.
    Quando si penserà liberamente?

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