I soliti ignoti, recensione

di Pietro Ferraro 5

Una squadra di sgangherati ladruncoli di mezza tacca grazie ad una fortunosa dritta scippata in carcere ad un compare detenuto e dalla chiacchiera facile pensa di organizzare un colpo ai danni di un’agenzia del Monte dei pegni, ma durante la spassosa pianificazione si renderanno conto di dover aprire una cassaforte e di non avere la competenza necessaria.

La banda formata dall’orfano Mario (Renato Salvatori), il fotografo con famiglia Tiberio (Marcello Mastroianni), il siciliano Ferribotte (Tiberio Murgia), l’anziano e affamatissimo Capannelle (Carlo Pisacane), e il pugile fallito Giuseppe Baiocchi (Vittorio Gassman) detto Peppe er Pantera, pensa bene di rivolgersi ad un esperto di cassaforti, il veterano Dante Cruciani (Totò), maestro dello scasso agli arresti domiciliari che si ricicla insegnante con lezioni di scasso ed effrazione.

Una volta appresi i rudimenti della tecnica da Cruciani toccherà a Mario il compito di sedurre e sottrarre le chiavi alla cameriera che lavora nell’appartamento adiacente all’agenzia in cui nottetempo la banda dovrà intrufolarsi, ma mentre l’operazione procede Cosimo (Memmo Carotenuto) l’ideatore del colpo ancora in prigione grazie ad un amnistia esce e si mette in cerca dei compari che lo hanno raggirato.

Capostipite della cosidetta commedia all’italiana, il film di Mario Monicelli segue la scia di quel gioiello di comicità che è stato La banda degli onesti di Camillo Mastrocinque con Totò e Peppino De Filippo miscelandone le atmosfere con suggestioni da Neorealismo e il genere che in America è conosciuto come caper-movie e che prevede nella trama la pianificazione e la messa in atto di un crimine d’alto profilo con diverse digressioni che vanno dal thriller alla comedy, vedi la trilogia Ocean’s eleven di Steven Soderbergh.

Un cast perfetto, gag a raffica, memorabili caratteristi e un Gassman strepitoso, I soliti ignoti è senza dubbio un classico senza tempo, da vedere e rivedere come alcuni classici di Totò senza mai stancarsi della perfezione della messinscena e dell’alchimia di un cast che lavora in perfetta simbiosi.

Note di produzione: grande successo di pubblico e critica il film di Monicelli venne nominato agli Oscar come miglior film straniero ed ebbe oltre a due sequel L’audace colpo dei soliti ignoti (1959) di Nanni Loy e I soliti ignoti vent’anni dopo (1984) di Amanzio Todini, anche due remake americani Crackers (1984) di Louis Malle e Welcome to Collinwood (2002) dei fratelli Russo.

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