I guardiani del destino, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 1

L’incipit della pellicola ci porta quel di New York nel bel mezzo di un’accesa campagna elettorale, in lizza come Senatore dello stato troviamo David Norris (Matt Damon), giovane politico schietto e molto amato, un tipico self -made man con una famiglia problematica alle spalle e un’infanzia vissuta alla periferia della Grande Mela.

Norris purtroppo non la spunterà con il suo avversario e dopo la notizia della sua sconfitta lo ritroviamo in una toilette dell’hotel Waldorf a provare un discorso di commiato pronto ad affrontare i suoi sostenitori e i media ed è proprio qui che Norris incontra l’incantevole Elise (Emily Blunt), tra i due il feeling è talmente repentino da portarli dopo solo qualche minuto di conversazione a scambiarsi un appassionato e trascinante bacio, poi Elise svanirà così come è apparsa e Norris dopo il suo discorso deciderà di ritirarsi dalla politica.

Destino vuole che qualche tempo dopo, una mattina come tante, mentre Norris si reca in ufficio in autobus incontri di nuovo Elise, i due visibilmente sorpresi ritroveranno subito quell’intesa provata tempo prima, quella sensazione familiare che porterà Norris a voler intraprendere una relazione con la donna da poco tornata single, niente di male se non fosse che al suo rientro in ufficio troverà una squadra di strani individui intenti a resettare il cervello del suo socio, manager e migliore amico Charlie Taynor (Michael Kelly) e dopo un inutile tentativo di fuga, legato ad una sedia in un garage deserto Norris ascolterà una storia folle.

Un certo Richardson (John Slattery), che sembra il capo della strana squadra di resettatori spiegherà a Norris che per lui una misteriosa entità superiore nota come Il presidente ha delineato un piano, un percorso a tappe obbligate che loro, una sorta di guardiani sono inpegnati a fargli rispettare, ma l’uomo a lui assegnato ha fallito un importante bivio temporale, così Norris a causa di questo errore ha incontrato e si è innamorato di Elise, che è diventata una pericolosa variabile non prevista nel suddetto piano.

Due le opzioni che verranno proposte al terrorizzato Norris, una sorta di lobotomia che cancellerà ogni pensiero e ricordo dalla sua mente trasformandolo in un folle o l’abbandono di ogni attività legata all’incognita Elise Sellas che dovrà proseguire il suo percorso/destino in solitaria. Norris da principio accetterà, ma poi amore ed emozioni avranno il sopravvento e i piani del Presidente subiranno un drastico e inaspettato cambio di programma che richiederà un deciso e risolutivo intervento dall’alto.

Veramente intrigante e riuscito questo adattamento liberamente ispirato al racconto breve di Philip K. Dick Squadra riparazioni datato 1964, lo sceneggiatore George Nolfi dopo diversi script di notevole successo come Ocean’s Twelve e The Bourne Ultimatum debutta dietro la macchina da presa e per il suo esordio recluta il divo per tutte le stagioni Matt Damon reduce dal remake Il grinta e l’incantevole Emily Blunt, appena sfuggita alla grinfie dell’Uomo-lupo in versione rimasterizzata.

Fato, casualità, tematiche religiose, dimensioni parallele, Norge maneggia con estrema dovizia e invidiabile disinvoltura un suggestivo immaginario a sfondo fantascientifico di notevole spessore, azzecca in pieno il look del film dando ai misteriosi Osservatori che sembrano usciti dal serial Fringe di JJ Abrams un’aria tra il burocrate e l’agente FBI, non rivelando mai palesemente chi sia l’entità che tira le loro fila e quelle dei destini dell’intera umanità, ma fornendo di contro il minimo indispensabile  di informazioni affinchè la fantasia dello spettatore sia stimolata e non pigramente imboccata.

I guardiani del destino arriva dopo i tecno-thriller Limitless e Source Code e con questi forma un trittico di ottimo cinema a sfondo fantascientifico come non se ne vedeva da tempo e nel caso del film di Norge c’è anche l’inserimento della tematica amorosa come godibile fil rouge che dona all’operazione un’intrigante prospettiva alternativa, come già accaduto con Un amore all’improvviso di Robert Schwentke, lontana però in questo caso da digressioni fanta-biologiche, ma sempre fondamentalmente umana ed emozionale, ben ancorata a due elementi dal significato universale come amore e destino.

Nelle sale a partire dal 27 maggio 2011

Note di produzione: nel cast anche il britannico premio Oscar Terence Stamp (Wanted), Jason Slattery noto per il ruolo di Roger Sterling nel pluripremiato serial Mad Men ed Anthony Mackie già visto nel bellico da Oscar The hurt locker e nei panni del rapper Tupac nel biografico Notorious.

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