Hollywood Homicide, recensione

di Pietro Ferraro 3

Il detective Gavlan (harrison Ford) e il partner K.C. Calden (Josh Hartnett) sono due agenti in forza al corpo di polizia di Los Angeles, nella squadra omicidi di Hollywood, chiamati ad investigare in un locale dove sembra sia avvenuta l’ennesima faida tra gang a colpi di automatiche e hip-hop.

Durante le  indagini i due poliziotti seguono molteplici piste che sembrano però confluire in coinvolgimento occulto del dipertimento stesso, qualcuno dall’interno sembra voler depistare i due cercando di insabbiare un caso che ha dei collegamenti anche con la morte del padre di Calden, un episodio che tormenta ancora il ragazzo.

Nonostante la differenza d’età, i metodi e lo stile di vita che li separano, Calden e Gavlan riusciranno a coniugare le loro differenti e peculiari abilità investigative, schivando più di qualche colpo basso, come un indagine degli affari interni improvvisamente interessati alle loro attività extra-lavorative e a risolvere un caso che si rivelerà ricco di sorprendenti risvolti.

Sulla carta il film non lasciava certo intravedere un capolavoro, ma poteva rivelarsi un discreto action-thriller, insomma un poliziesco che ammicca alle coppie di sbirri anni’80, con qualche incursione nella comedy e una trama investigativa ad insaporire il tutto, non dimenticando una sicurezza come Harrison Ford che ha nobilitato in più di un’occasione pellicola davvero poco memorabili.

Purtroppo in pratica il film naufraga in una serie di clichè mal gestiti, in una tensione che scade nella noia, ed in un plot dal sapore e dai ritmi televisivi, insomma ci sono più emozioni e colpi di scena in venti minuti del televisivo The Shield che in tutto la pellicola di Shelton.

l’alchimia tra i due protagonisti rasenta lo zero, le dinamiche che dovrebbero nascere dagli opposti stili di vita, perfettino e salutista Hartnett, burbero e dai modi spicci Ford, scorrono via senza lasciare un che di traccia, Hartnett si rivela privo di carisma, e Ford recita con il pilota automatico.

Resta la fase poliziesco-investigativa, ma come già detto il caso non coinvolge e la fase complottista lascia decisamente il tempo che trova, aggiungiamoci una fastidiosa patinatura e una regia poco coinvolgente, è il flop è servito.

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