La principessa e il ranocchio, recensione

di Pietro Ferraro 10

C’era una volta e c’è ancora una New Orleans sospesa tra tradizione, musica e magia, è qui che il principe Naveen arriva un bel giorno per ascoltare del buon jazz, il ragazzo in compagnia del suo valletto non è avvezzo ai pericoli che si celano nel quartiere francese così finisce tra le grinfie di uno stregone che pratica il voodoo, ritrovandosi tramutato in un ranocchio da un’incantesimo difficile da spezzare, perchè Naveen dovrebbe trovare una principessa e convincerla a baciarlo.

Naveen però non intende arrendersi, passare una vita ad ingoiare mosche e gracidare alla luna, per non parlare dell’umidità, non se ne parla proprio, così inizia a cercare e la fortuna sembra arridergli quando incrocia la splendida Tiana che a prima a vista ha tutto l’aspetto di una principessa, così dopo aver speso molto tempo per convicerla che dietro le zampotte e la bocca larga si cela un bel principe, la rilutattante Tiana lo bacia e la magia accade per davvero.

Purtroppo la magia e il risultato scaturiti dal bacio non sono quelli sperati, perchè non solo Naveen resta ranocchio, ma anche la bella Tiana si trasforma in rana, così adesso il problema è duplice, due ranocchie un doppio incantesimo da spezzare, così mentre si cerca una soluzione, la coppia vivrà per qualche tempo nella palude e farà la consocenza di qualche amico che potrebbe aiutarli, ma cosa più importante imaparerà a conoscersi, apprezzarsi e ad aiutarsi nei momenti di difficoltà.

La Disney come aveva fatto intendere con alcuni dei lavori precedenti, sa bene che l’animazione tradizionale resta un suo punto di forza e prosegue il suo cammino non disdegnando le nuove tecnologie e l’evoluzione della computer animation, ma lasciando ben aperta la porta al disegno tradizionale dandogli si un surplus di estetica hi-tech, ma restando fedele ad un artigianato e che ha fatto della major un colosso del family-movie, nonchè una garanzia per contenuti e qualità.

La principessa e il ranocchio oltre a sdoganare la prima principessa/protagonista   afro-americana per ribadire una nuova linea dello studio e prepararci ad una nuova serie di personaggi che presto vedremo sullo schermo, punta su un terzetto che sullo schermo fa scintille, New Orleans, Jazz e magia, dando una rivisitata ed aggiornata alla fiaba dei fratelli Grimm, e tornando ai fasti del musical animato, genere prediletto piu volte ibridato nei progetti della factory e sempre molto apprezzato dal pubblico dei più piccini.

Che dire si poteva chiedere di piu per Natale? non crediamo proprio, questo è un classico film da godersi con prole al seguito e famiglia al completo, un bel ritorno alla tradizione, che dopo tanta e apprezzatissima tecnologia, ci riporta un passo indietro per restare coi piedi ben saldi in terra, e non farci prendere dalla foga dell’entertainment hi-tech a tutto tondo e guardarlo con maggior distacco e obiettività, senza gridare al miracolo e al capolavoro ogni qual volta qualche pixel acquista in definizione e realismo.

Tradizione e tecnologia, un connubio intelligente e indispensabile per non perdere contatto con il cinema vero quello che soddisfa gli occhi senza dimenticare il cuore, quindi preparandoci al marasma ipertecnologico degli anni a venire, godiamoci questa fiaba tour-court occasione perfetta per un Natale al cinema.

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