Gli 80 anni di Jean-Paul Belmondo: vita e cinema si fondono “Fino all’ultimo respiro”

di Cinemaniaco Commenta

Oggi è un giorno speciale per il grande cinema francese. E’ tempo di festeggiare una leggenda di nome Jean-Paul Belmondo, che spegne ottanta candeline e merita di essere celebrato degnamente.

Ottant’anni sulla carta di identità, di cui sessanta trascorsi sul set. La Francia e il mondo del cinema festeggiano degnamente Jean-Paul Belmondo.

Parlare di lui vuol dire parlare di uno dei più grandi protagonisti del nostro secolo. Lo testimoniano le decine i film di successo girati. Alcuni titoli: “A piedi… a cavallo… in automobile” (1957),  “Un homme et son chien” (2008), sono i due estremi di una carriera votata alla partecipazione in capolavori indiscussi. Pellicole ‘eterne’ che hanno fatto grande la Novelle Vague nonché la settima arte tutta.

L’exploit sui Campi Elisi

Oggi, dunque, Belmondo compie 80 anni. Ne aveva ventisette quando, nel 1960, Jean-Luc Godard lo chiamò in “Fino all’ultimo respiro”, film che lo rese un divo e che cambio inesorabilmente le sorti del cinema. Il ruolo di Michel Poiccard diventò per lui una seconda pelle, indossata per tutta la vita e rimasta nella memoria di critici e appassionati.

Figlio di uno scultore di origine italiana, Paolo Belmondo, Jean-Paul è nato in Algeria nel 1933, ma ben presto si trasferì in Francia. Qui si laureò al Conservatorio Nazionale d’Arte Drammatica.  Il fascino di Belmondo possiamo rintracciarlo in diversi titoli indimenticabili, realizzati in 60 anni di carriera. Sempre con il suo mentore Godard fu presente in “La donna è donna” e “Il bandito delle undici”. E poi, come dimenticare il suo fare coppia con Vittorio De Sica ne “La ciociara”?

Viso da sciupafemmine, sorriso che buca il grande schermo e carisma da vendere. Così Belmondo ha conquistato tutti. E tutti volevano lui. A partire dai registi francesi, che lo scritturarono per più di trenta film nel suo decennio di maggior attività, quello a cavallo tra i sessanta e i settanta. Così, Belmondo, condivise il set con gente del calibro di Jean-Pierre Melville, Philippe de Broca, René Clement, Louis Malle, Claude Lelouch e François Truffaut. Nomi che hanno un posto fisso nella memoria di tutti.

Il declino e la Palma d’Oro

Dal 1970, un lento quanto fisiologico declino allontana Belmondo dai grandi numeri, ma non gli impedisce di diventare uno dei mostri sacri della settima arte.  D’altronde, essere artisti vuol dire essere anche un pò dei “maledetti”, nel senso più buono e ‘pieno’ del termine. Non è un caso che, malgrado durante la metà della sua opera Belmondo si sia dedicato per lo più a film polizieschi di dubbia manifattura, il 18 maggio 2011 sia arrivata l’agognata Palma d’Oro alla Carriera. Successe durante la sessantaquattresima edizione del Festival di Cannes.

Senza dubbio, la Palma D’Oro di Cannes, premio vinto in casa da ‘Profeta in patria’ è stato il giusto riconoscimento ad un attore che non si è fermato mai, neanche sentimentalmente.

Gli amori

Come poteva passare indifferente agli occhi delle donzelle uno con un viso così?

Nel 1953, Jean-Paul si unì nel primo matrimonio con Élodie Constantin, dalla quale ebbe 3 figli; nel 1966 la coppia divorziò, a causa della scappatella con Ursula Andress. Belmondo non si perse d’animo. Tutt’altro: sposò, lasciò e risposò Natty Tardivel, che gli diede quarta figlia, Stella. Successivamente, arrivando ai giorni nostri, gli viene attribuita una relazione con Barbara Gandolfi, ex coniglietta di Playboy che gli avrebbe soffiato circa 600 mila euro prima di essere lasciata lo scorso ottobre.

Buon compleanno Jean-Paul Belmondo, esempio di stile e di vita da vivere “Fino all’ultimo respiro”.

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