Festival di Roma 2012, giorno 9: in concorso Razzabastarda, evento speciale Mundo Invisìvel

di Redazione 1

Giornata di premiazioni per la settima edizione del Festival internazionale del film di Roma, si comincia in mattinata con la sezione parallela e indipendente Alice nella città. Per quanto riguarda la Selezione ufficiale le premiere si sono esaurite ieri, ma oggi il programma non è certo meno ricco, tra ultimi film in competizione nelle sezioni collaterali ed eventi speciali fuori concorso.

Tra gli eventi speciali fuori concorso in programma oggi segnaliamo lo spagnolo Una pistola en cada mano di Cesc Gayil francese Tom le cancre di Manuel Pradal e l’italiano Black Star di Francesco Castellani.

La sezione Prospettive Italia chiude il programma in concorso con Razzabastarda opera prima di Alessandro Gassman, mentre per CinemaXXI proiezioni fuori concorso per Mundo Invisìvel, opera corale firmata da 12 registi tra cui Atom Egoyan, Manoel De Oliveira, Theo Angelopoulos e Wim Wenders.

UNA PISTOLA EN CADA MANO

Otto uomini sulla quarantina colti in situazioni quotidiane che rivelano il loro vero dilemma: la crisi dell’identità maschile. Tutti sono segnati da un senso di disorientamento. Il loro comportamento sospeso tra il patetico e il comico va a comporre un mosaico di emozioni che normalmente gli uomini non mostrano. J. è depresso, nonostante non gli manchi nulla; E., al contrario, non fa altro che dormire come un bambino, da quando è tornato a vivere con la madre. S. affronta l’ex moglie Elena nel tentativo di tornare con lei. G. cerca, con l’aiuto degli ansiolitici, di capire perché la moglie lo tradisca. P. cerca di sedurre Mamen, una sua collega. Le mogli di due amici si scambiano i ruoli per far sì che i loro uomini, incapaci di condividere informazioni private, scoprano i reciproci segreti…

Negli ultimi decenni, il ruolo maschile nella nostra società è cambiato, e ho come l’impressione che gli uomini siano stati gli ultimi ad accorgersene. È stato affascinante scrivere di noi stessi in maniera feroce, il senso del film è proprio questo: far conoscere e raccontare questa nuova condizione che ci fa sentire tutti smarriti, confusi e in cerca di una nuova identità. E, come spesso accade, tutto questo offre interessanti spunti per una commedia. Una pistola en cada mano è strutturato intorno a vari incontri, alcuni casuali, tra i protagonisti. Questo è principalmente un film fatto di “momenti” e la sceneggiatura si struttura come un puzzle tra le varie storie. Mi sono tornati alla mente attori classici che impersonavano una mascolinità forte e granitica, come Robert Mitchum e Kirk Douglas. Li abbiamo presi a modello per arrivare al cuore del film: denudare queste figure maschili. Come sarebbe stato ascoltarli confessare le loro debolezze e i loro sentimenti? La mia commedia si regge su questo equilibrio. Una pistola en cada mano è una commedia pungente che fa lo stesso effetto di un pugno allo stomaco. Un film sulla difficoltà degli uomini a esprimere i propri sentimenti che, ne sono certo, piacerà alle donne. [Cesc Gay]

TOM LE CANCRE

Una classe di bambini di cinque anni si perde in una foresta dopo che la maestra perde i sensi mangiando frutti di bosco. Abbandonati, incontrano un ragazzo di 14 anni in fuga, Tom il Somaro, che vive in una quercia secolare e che stringe un patto con loro: sarà lui a ricondurli a casa, sani e salvi, solo quando sarà riuscito a far dimenticare loro tutto ciò che hanno imparato a scuola. Un tour nel bosco guidato da un maestro pigro e svogliato,ovvero come stupire ancora il mondo con la fantasia e l’impertinenza. Un racconto piacevolmente brillante, gioviale, pieno di fascino e umorismo, per grandi e piccini.

La storia di Tom il somaro ha inizio durante un workshop condotto con 15 bambini di 5 anni nel mio villaggio del sud della Francia. Molti amici si sono uniti a noi: operatori, studenti, attori, gente del posto, e abbiamo immaginato, giorno dopo giorno, una favola cinematografica piena di fantasia. Con lo stile creativo, semplice, colorato e allegro del disegno di un bambino, immaginato da Yorgos Arvanitis. Il workshop si è trasformato pian piano in un piccolo sogno filmico, ognuno ci ha visto la libertà di reinventare il cinema, come fu con l’esordio della “Lanterna Magica”, il nome della nostra associazione, con le sue piccole follie, la sua immaginazione, la sua semplice magia, senza soldi. Il grande compositore Carlo Crivelli e la sua orchestra “Città aperta” hanno sublimato la nostra avventura e Tom il somaro è divenuto una sorta di opera per bambini, un canto ininterrotto che accompagna questa epopea infantile, che ho immaginato come in un sogno a metà tra Peter Pan e Gatto nero, gatto bianco. [Manuel Pradal]

BLACK STAR

Quattro amici italiani gestiscono una squadra di calcio di rifugiati politici con l’obiettivo di farla partecipare al campionato cittadino. In estate ottengono in gestione un campo di calcio abbandonato nel cuore del quartiere Pietralata, ma si trovano a fronteggiare l’opposizione di un gruppo di abitanti che hanno fondato un comitato di quartiere per rivendicare l’uso del campo. Grazie a un abile avvocato, il comitato ottiene un’ordinanza di sgombero. Pur di non rinunciare al proprio sogno, i ragazzi della squadra reagiscono barricandosi nel campo per quattro giorni, fino a un imprevedibile epilogo durante la notte di San Lorenzo.

Black Star è liberamente ispirato all’avventura legata ad una vera squadra di calcio di rifugiati, la “Liberi Nantes Football Club”. Ho conosciuto la squadra nel 2007 su un polveroso campo di calcio della periferia romana in occasione di una partita contro una squadra di ragazzi romani. In campo appariva uno striscione con la scritta: “free to play”. Credo che la suggestione di partenza del film sia stata proprio in quel “liberi di giocare”; l’aspirazione cioè a uno spazio di gioco che è anche di vita e di espressione. Un bisogno comune a tutti, che vale per un campo su cui giocare ma vale per la vita, per il lavoro, per il talento e per l’amore; vale per un rifugiato, per un clandestino, ma anche per un qualunque ragazzo italiano. Tutti cerchiamo la nostra strada, il nostro destino e una dimensione di vita da vivere liberamente. E tutti allo stesso modo questa possibile libertà la sentiamo minacciata dalla precarietà e dalla paura. Non volevo realizzare un film ‘sulla Migrazione’ ma raccontare piuttosto una storia di relazioni umane in bilico tra commedia e tensione. Il fenomeno della migrazione entra di riflesso nella vicenda, come catalizzatore di tensioni tra persone calate in una realtà quotidiana nella quale l’incertezza e la precarietà del vivere accomunano migranti e non migranti, ugualmente privi di identità e stabilità. [Francesco Castellani]

RAZZABASTARDA

Roman è un immigrato rumeno giunto in Italia trent’anni fa. La sua esistenza non è riuscita a districarsi dai giri dello spaccio di cocaina e dagli ambienti della piccola delinquenza. Ma Roman ha un sogno a cui non è disposto a rinunciare per niente al mondo: dare a suo figlio Nicu, che ha allevato senza madre, un’esistenza diversa e migliore. Ma può davvero un ragazzo che ha respirato fin dal suo primo vagito quell’ambiente e quelle dinamiche desiderare di essere qualcosa di diverso?

Razzabastarda è un adattamento della piece teatrale Cuba and His Teddy Bear che racconta la storia toccante di un rapporto d’amore irrisolto tra un padre, spacciatore di eroina, ed un figlio tossicodipendente. Il film parla il linguaggio della strada ed ha dimostrato in teatro, con il titolo Roman e il suo cucciolo, di poter colpire profondamente il pubblico e la critica. L’adattamento cinematografico curato da Vittorio Moroni dimostra che il mezzo filmico si adatta perfettamente a questa storia, entrando nelle pieghe più intime dei due protagonisti e raccontando il loro “mondo” così brutalmente attuale.Vedendo il film la sensazione più strana, ma allo stesso tempo eccitante e sorprendente è stato vedere che è esattamente come me lo ero immaginato. Questo è stato possibile grazie al coraggio della produzione che ringrazio, ma soprattutto ad una troupe totalmente coinvolta, di talento, che mi ha assecondato dandomi sicurezza e coraggio. Ho lavorato in libertà, senza mai tirare il freno e se questo film vi farà emozionare, sorridere, vorrà dire che quella visione, non “mediata” dal mezzo filmico, è riuscita, grazie al lavoro di tutti. Per me è stato davvero come vedere un sogno realizzarsi. [Alessandro Gassman]

MUNDO INVISIVEL

Variazioni sul tema dell’invisibilità nel mondo contemporaneo raccontate attraverso lo sguardo di registi di diverse nazionalità. La vita nei sotterranei del centro di una grande città, un gatto nero nel cimitero, indigeni nei parchi civici, la tecnologia e l’incessante trambusto della metropoli, l’arte della recitazione, la spiritualità delle favelas, un cameriere in un hotel di lusso: un elogio della follia tra la vita e la morte, un tributo allo spettatore cinematografico, una sfida delle visioni residuali, un genocidio nascosto.

 

 

Commenti (1)

  1. “Tom le cancre” ou quand “le diable s’habille en Pradal”.
    Manuel Pradal affirme que c’était un atelier pédagogique associatif, or comme père et photographe de plateau compromis dans cette aventure je témoigne du fait que ce tournage a été financé par M. Éric Langlois et sa société de production N°7, qu’une spécialiste des enfants à l’inspection du travail de Paris pense que le travail des enfants c’est déroulé dans l’illégalité. Il y avait un script. Beaucoup des membres de l’équipe n’ont pas de contrats. L’association “Lanterna Magica” servait à assurer l’activité des enfants, et nous savions dès le départ que par la durée du travail des enfants nous sortions de la légalité, mais que tout serait légalisé à la commercialisation du film et que nous serions payés “si ça marche”. Or je m’oppose à l’utilisation de l’image de l’actrice la plus jeune, ma fille, et cette opposition a été méprisée à plusieurs reprises : ce qui est l’objet d’un conflit entre sa mère et moi qui dans la gestion de notre divorce vient nous sanctionner : en effet j’ai perdu l’exercice de l’autorité parentale et je ne vois mon enfant que moins de 88 heures par mois. Des autorités ayant été contactées, cela forme-t’il un déni de justice ? Le fait est que mon enfant et moi souffrons de la situation, notre lien étant détruit. De plus l’intervention d’un média comme le cinéma, par l’exacerbation du narcissisme, a troublé la vie de notre village (Saint Montan en Ardèche). L’envers du décors n’est pas reluisant, au contraire. Je vis cela comme une grave profanation, et le dénonce haut et fort !

    Documents disponibles sur http://www.floue.net/tom-le-cancre/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>