Coriolanus, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro Commenta

Roma è in tumulto, i Volsci capeggiati da Tullo Aufidio (Gerard Butler) fiaccano l’esercito guidato dal valoroso generale Caio Marzio (Ralph Fiennes) e si avvicinano pericolosamente ai confini della città, il popolo affamato in rivolta assalta i depositi di grano dei patrizi piantonati dall’esercito, lo scontro è inevitabile e Marzio proprio in questa occasione si inimica il popolo urlandogli in volto tutto il suo disprezzo.

Nel frattempo Marzio decide di affrontare il suo nemico giurato e guida un assalto a Corioli la città dei Volsci. E’ proprio durante l’assedio che Marzio e Aufidio hanno la loro occasione, lo scontro è brutale, ma non c’è vincitore, perchè Aufidio abbandona la città lasciando che i romani esultino per la battaglia vinta e la città conquistata.

Marzio torna vittorioso a Roma e in riconoscimento dello sprezzo del pericolo dimostrato in battaglia, il Generale Cominio (John Kani) lo insignisce del nome Coriolanus e la madre Volumnia (Vanessa Redgrave) lo incoraggia a partecipare alle elezioni come console del Senato romano.

Purtroppo Marzio non è avvezzo alla poitica e la sua arroganza gli ha creato sin troppi nemici sia tra il popolo che tra i membri del Senato, due di questi Bruto (Paul Jesson) e Sicinio (James Nesbitt) tramano nell’ombra contro la discesa in politica del militare, riuscendo non solo a sobillare il popolo contro di lui, ma a strappare per Marzio una condanna all’esilio.

Così Marzio colmo di rabbia e bandito dall’amata Roma agogna una vendetta esemplare per chi lo ha tradito e ripudiato e per questo, andando contro tutti i suoi principi, decide di allearsi con il suo nemico giurato Tullo Aufidio e alla testa del suo esercito partirà alla volta di Roma per conquistarla prendendosi così la sua rivincita.

Per il suo debutto alla regia l’attore Ralph Fiennes decide di muoversi in un campo a lui particolarmente congeniale, quello del teatro scegliendo di trasporre o meglio rivisitare in chiave moderna il Coriolano di William Shakespeare che l’attore ha già portato in scena sui palcoscenici londinesi.

Con il suo Coriolanus Fiennes reimmagina la tragedia shakespiriana ambientandola in uno scenario che richiama i tumultuosi paesi militarizzati dell’Est europeo, confezionando un dramma a sfondo bellico con una corposa digressione politica degli eventi e la vendetta come motore e anima dell’intera messinscena.

Il risultato finale è un adattamento vibrante e sorprendente nel suo riuscire ad attualizzare un’opera che si dimostra di una modernità strabiliante e di una scrittura coinvolgente. Fiennes riesce a contenere una fisiologica ridondanza dei dialoghi, che fuori contesto avrebbero potuto minare l’intera operazione, reclutando un cast di interpreti di altissimo profilo, su cui spicca la vigorosa performance di Vanessa Redgrave, tutti in grado di recitare con naturalezza anche passaggi rischiosi, particolarmente enfatici nella loro debordante teatralità

Mettersi a lesinare su qualche palese incertezza a livello di regia, in quella che ricordiamo è un’opera prima, sarebbe un esercizio di critica piuttosto sterile, nessuno si aspettava che Fiennes al suo esordio si trasformasse in un nuovo Kenneth Branagh, quello che più conta è la notevole fruibilità dell’opera, il suo tentare con convinzione di prendere il meglio di due mondi così differenti e complementari come cinema e teatro, cercando al contempo di parlare ad una platea più vasta di quella consueta di appassionati, a cui non dispiace ogni tanto godersi un po’ di teatro su grande schermo.

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Note di produzione: Nel cast figurano anche Brian Cox e Jessica Chastain; il film transitato in competizione al Festival di Berlino 2011 è stato girato a Belgrado (Serbia) ed ha frutto di un budget di 10 milioni di dollari.

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