Boccaccio ’70, recensione

di Redazione 1

Boccaccio si fa fonte ispiratrice per una produzione firmata Carlo Ponti, le  suggestioni del famoso novellista rilette, rivisitate e utilizzate per descrivere con sarcasmo una società, quella degli anni ’60, in pieno boom economico.

Pronta ad una trasformazione dei costumi ma fondamentalmente ancora schiava della censura e di un puritanesimo condominiale che si scontra con la voglia di trasgredire e di raccontare un Italia in piena evoluzione/rivoluzione sessuale.

Gli episodi;

La riffa di Vittorio De Sica

La procace Zoe (Sofia Loren) per tirare su gli affari di un baraccone di tiro a segno, di cui e è socia insieme ai due titolari, ha la bella idea di proporsi come primo premio per una lotteria clandestina, naturalmente vista l’avvenenza della bella Zoe i biglietti vanno a ruba, ma quando è il momento della verità e un impiegato si becca il biglietto vincente, Zoe si tira indietro, ma l’uomo pretende il suo premio.

Le tentazioni del dottor Antonio di Federico Fellini

Antonio Mazzuolo (Peppino De Filippo) oltraggiato da una gigantografia della procace Anita Ekberg che a mò di cartellone pubblicitario gli viene piazzata davanti a casa, cerca in tutti i modi di far togliere il provocante cartellone, ma senza rendersene conto l’immagine tanto vituperata l’ha inconsciamente turbato diventando un’erotica osessione da cui non riesce più a liberarsi.

Il lavoro di Luchino Visconti

Pupe (Romi Scheneider) scopre che suo marito è coinvolto in un giro di proestituzione, affrontato di petto il problema la donna provoca l’uomo pretendendo da quel momento in poi il pagamento per le sue prestazioni sessuali.

Renzo e Luciana di Mario Monicelli

Peripezie di una coppia di sposi che trovato un lavoro e dopo una lunga ricerca finalmente una casa, invece che raggiungere la tranquillità tanto agognata, non riescie più fisicamente ad incontrarsi e a vivere il matrimonio.

Cesare Zavattini e il titolare creativo di tutta l’operazione, satira di costume, un pò di sarcasmo sull’invadente censura e quattro stili per quatro episodi che faticano ad amalgamarsi e a dare all’operazione un’idea corale, ma se presi in singolo diventano degli ottimi esempi dello stile personale di ogni singolo regista, un De Sica divertente e divertito, un Fellini surreale e onirico, un Visconti impegnato e un Monicelli pungente, sarcastico e forse troppo serioso in confronto all’atmosfera boccaccesca degli altri episodi.

Una curiosità, il film che doveva essere una denuncia sulla censura imperante diventa inconsapevolmente vittima della distribuzione, infatti l’episodio di Monicelli nell’edizione internazionale verrà tagliato interamente con plateale protesta dei suoi colleghi che diserteranno il Festival di Cannes dove il film venne presentato fuori concorso.

Commenti (1)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>