La ciociara: recensione

di Redazione 3

Cesira (Sofia Loren) è una vedova volitiva e coraggiosa che decide di lasciare Roma per allontanarsi dal pericolo della guerra, l’idea è di trasferirsi con la figlioletta tredicenne Rosetta (Eleonora Brown) in Ciociaria, nel suo paese natio.

La donna intraprende il viaggio e raggiunge il suo paese, lasciandosi alle spalle i bombardamenti e le insidie della guerra, qui incontra un giovane comunista, Michele (Jean-Paul Belmondo).  Tra i due non sembra colpo di fulmine, anzi, ma lentamente Cesira troverà nell’uomo l’amore dimenticato e Rosetta il padre perduto. Purtroppo la guerra non è abbastanza lontana e Michele viene catturato da alcuni naziziti e sparisce nel nulla.

Quando i tempi sembrano maturi per tornare in città Cesira con la figlia riprende la strada per la capitale, ma durante il viaggio di ritorno le due verranno aggredite e violentate da alcuni soldati marocchini.

Rosetta sembra ormai persa, chiusa in un doloroso silenzio che Cesira non riesce a scalfire in alcun modo, almeno  fino alla notizia che Michele è stato fucilato dai nazisti…

Il regista Vittorio De Sica affronta il tema della guerra e lo fa con il suo solito piglio potente ed emozionante, che colpisce al cuore e allo stomaco coadiuvato in questo caso da una superlativa Sofia Loren che per l’occasione vincerà un Nastro d’argento come miglior interprete femminile.

De Sica lavora sulle sfumature della realtà, esplora il dolore, la paura e l’insicurezza al femminile attraverso lo specchio deformante della guerra, madre e figlia unite da un trauma che ne segnerà le vite e che cosa ancor più importante le unirà in maniera indissolubile.

La ciociara è un pezzo importante del nostro cinema e più in generale della storia della cinematografia mondiale, un ritratto vivo e intenso della guerra come idea dell’abuso e della deriva dell’essere umano. un cinema di pancia e di cuore, fatto con il chiaro intento di raccontare e non giudicare, di mostrare ma non ostentare, un cinema che ad ogni visione acquista forza e ci ricorda purtroppo un cinema che non c’è più.

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