Il pranzo della domenica, recensione

di Redazione 1

Franca (Giovanna Ralli) ha sempre avuto un’indole per il focolare domestico, insomma una donna nata per accudire figli e marito, o almeno così sembra, purtroppo quando suo marito muore, il mondo della donna sembra perdere di consistenza.

Per reazione alla perdita del coniuge, su cui la donna riversava amore ed attenzioni, diventano le sue tre figlie, Barbara (Barbara De Rossi), Sofia (Elena Sofia Ricci) e Susanna, l’oggetto di una sorta di rito familiare compensatorio, un pranzo domenicale a cui tutti membri della famiglia, le tre donne sono sposate, sono inesorabilmente costretti a partecipare.

Durante una di queste domeniche, Franca ha un incidente doimestico nel quale si frattura un femore, costretta ad una continua assistenza da parte delle sue figlie cominceranno inevitabilmente a mostrarsi i primi segni di intolleranza, e l’apparente quiete familiare mostrerà le prime increspature.

Carlo Vanzina affronta la commedia corale con la prospettiva delle dinamiche familiari, insomma un bell’impegno non c’è che dire, considerando i suoi precedenti lavori, forse questa è l’occasione giusta per scavare un pò nei personaggi e sfuggire alle macchiette televisive.

Purtroppo nonostante i presupposti, e come al solito per voler accontentare tutti, il film finisce per ristagnare in una sorta di limbo, tra la voglia di esplorare le sfumature drammatiche di un certo tipo di commedia e accontentare una vasta e variegata platea televisiva a cui il film andrà inevitabilmente in pasto.

Solo il talentuoso cast salva uno script, figlio di  troppi conpromessi, dall’oblio dell’anonimato, grazie ad una dignitosa recitazione, ma il film di Vanzina purtroppo non ha ne l’eleganza da amarcord de La famiglia di Ettore Scola, ne la caustica cattiveria dei Parenti Serpenti di Monicelli.

Così Il pranzo della domenica scivola ben presto nella monotonia del racconto televisivo, lasciandosi alle spalle tutte le buone intenzioni, rimanendo un’opera poco memorabile che ammicando freneticamente a destra e a manca finisce per non approdare a nulla di concreto.

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